L’ente indipendente elvetico preposto alla certificazione cronometro dei movimenti, implementa le procedure con un nuovo standard denominato Cronometro d’Eccellenza, destinato ad orologi assemblati e non solo ai calibri. Sono previste simulazioni dell’usura media del segnatempo al polso, una resistenza a campi magnetici fino a 200 Gauss e la verifica della riserva di carica dichiarata: lo scarto medio giornaliero è ridotto a -2/+4 secondi in luogo del precedente -4/+6 secondi.
Un orologio la cui precisione è ufficialmente testata su specifici parametri, viene chiamato Cronometro. E per garantire la precisione degli orologi, esistono diversi strumenti, come lo standard ISO 3159 (che quest’anno celebra il suo 50° anniversario) e organizzazioni ufficiali, come l’Osservatorio di Besançon in Francia, l’Osservatorio di Glashütte in Germania, il Japan Chronometer Inspection Institute o l’Osservatorio di Ginevra. Da oltre 50 anni, l’autorità leader in questo ambito è il COSC, o meglio, Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres, creato nel 1973. Detto ente, recentemente ha voluto alzare l’asticella, stabilendo un nuovo standard nella cronometria svizzera, ossia il COSC Excellence Chronometer. Più rigoroso, con nuove procedure per l’esecuzione dei test (campi magnetici, riserva di carica, utilizzo in condizioni reali…), che tengano conto di come gli orologi si sono evoluti negli ultimi cinquant’anni. Proprio nel corso di questo lungo periodo il COSC è stato l’organismo principale per la certificazione della precisione degli orologi e per l’attribuzione del titolo di cronometro (ricordiamo che il termine cronometro non va usato in senso lato e si riferisce a una procedura ufficialmente certificata). Negli ultimi anni, tuttavia, il contesto della certificazione è cambiato drasticamente. Innanzitutto, sono nate molte nuove organizzazioni, con procedure di prova molto più rigorose rispetto a quelle del COSC, che si basa sullo standard ISO 3159. Inoltre, come accennato, la vita degli orologi meccanici si è evoluta nel corso dell’ultimo mezzo secolo: maggiore esposizione ai campi magnetici, maggiore riserva di carica, nuovi materiali e un utilizzo quotidiano più intenso.
Come dicevamo poc’anzi, il COSC, ormai, non è l’unica organizzazione in grado di certificare ufficialmente gli orologi e di conferire loro il titolo di cronometro. Pur rimanendo l’organizzazione leader, in particolare per gli orologi di fabbricazione svizzera, negli ultimi anni sono emersi importanti concorrenti, che abbiamo citato nell’incipit e, soprattutto, sono state messo a punto delle procedure più aggiornate e d’avanguardia, prima fra tutte quella afferente la certificazione Master Chronometer creata nel 2015 da Omega ed ora utilizzata anche da Tudor. Per chiarire ulteriormente la definizione con cui abbiamo aperto il pezzo, un cronometro è un orologio testato secondo lo standard ISO 3159 per “Strumenti di misurazione del tempo – Cronometri da polso con oscillatore a bilanciere e spirale”, mentre un cronometro certificato fa un ulteriore passo avanti, essendo, per l’appunto, certificato come tale da un ente terzo, ad esempio il COSC o un’altra autorità ufficiale. Il COSC esegue una serie di test nell’arco di 15 giorni, operando in modo indipendente, con i produttori di orologi che inviano i movimenti a una delle sue strutture. I controlli eseguiti dal COSC consistono in test statici effettuati in laboratorio. Ogni singolo movimento, non incassato, viene sottoposto a una serie di test specifici per ciascuna delle quattro tipologie (meccanici manuali, meccanici automatici, al quarzo e cronografi automatici/manuali), per diversi giorni consecutivi, in cinque posizioni e a tre diverse temperature. In sintesi, il COSC individua sette criteri, tra cui la ben nota deviazione media giornaliera di -4/+6 secondi al giorno. Questo da solo non è sufficiente per rendere un orologio un cronometro, ma fornisce una chiara indicazione su cosa aspettarsi.

Un tecnico del COSC verifica il corretto funzionamento di un movimento, nel corso delle procedure di certificazione cronometrica
Per chiarire meglio la precedente affermazione, possiamo dire che il test Master Chronometer, così come definito da Omega e METAS, ha innalzato la certificazione ad un livello completamente nuovo. In particolare, oltre a standard di deviazione più rigorosi (0/+5 secondi al giorno, quindi due volte più precisi del COSC), il Master Chronometer include la verifica dei movimenti all’interno della cassa, ossia assemblati (dato più “reale” in riferimento all’uso effettivo dell’orologio), e prende in considerazione, tra l’altro, il corretto funzionamento in presenza di campi magnetici estremamente elevati (fino a 15.000 Gauss), la verifica dell’impermeabilità e della riserva di carica. Ecco, poi, il sistema Qualité Fleurier (che aggiunge diversi e severissimi criteri di qualità alla certificazione COSC iniziale) o il Poinçon de Genève, oggi parte di TIMELAB (anche in questo caso, la certificazione COSC è un prerequisito, a cui si aggiungono poi criteri di qualità, origine e finitura). Aggiungiamo a tutto questo, il fatto che, negli ultimi dieci/quindici anni molte blasonate Maison hanno messo a punto le proprie certificazioni interne, non accontentandosi dell’autorevole parere di un organismo indipendente, ma ponendosi come obiettivo degli standard assai superiori e sfidanti. Ci riferiamo, ad esempio a Rolex ed la sua certificazione di Superlative Chronometer, con deviazioni giornaliere di -2/+2 secondi al giorno, ad Omega che, recentemente, ha presentato il Laboratoire de Précision, una nuova certificazione di cronometro in concorrenza con il COSC, aperta a tutti i marchi e ufficialmente autorizzata dal SAS (il Servizio di Accreditamento Svizzero); e, ancora, Patek Philippe e il suo Sigillo interno garantiscono una precisione ancor più accurata, con una tolleranza non superiore a-1/+2 secondi al giorno.

Laboratori COSC presso la sede di Saint-Imier
La nuova certificazione COSC
Stante l’applicazione di un metodo neutrale, indipendente e rigoroso, da parte del COSC, organo indipendente, lo standard base di “Cronometro Certificato”, come sopra accennato, non è più sufficiente. Si tratta, comunque, di un livello di certificazione distintivo di prestazioni qualitative, ma, accanto ad esso ora i marchi avranno l’opportunità di richiedere una nuova certificazione di Cronometro di Eccellenza.
Si tratta di standard di precisione più rigorosi e dell’aggiunta di criteri per rendere la certificazione rilevante nel contesto odierno. In che modo? La nuova certificazione prevede una tolleranza di scarto giornaliera di 6 secondi anziché di 10, una resistenza a campi magnetici fino a 200 Gauss e la verifica della riserva di carica dichiarata. Inoltre, gli orologi saranno testati in condizioni che simulano fedelmente l’utilizzo quotidiano. Questo vuol dire che, una volta certificati cronometri, secondo i precedenti standard (rispettosi della norma ISO 3159), i movimenti ritornano presso le manifatture per dar seguito all’incassatura. Successivamente gli orologi assemblati vengono reinviati al COSC per essere sottoposti ad ulteriori cinque giorni di valutazione. Utilizzando un robot in grado di simulare l’usura media al polso, la precisione dell’orologio viene testata in condizioni semi-dinamiche per 24 ore. Segue una misurazione in cui lo scarto medio giornaliero deve essere compreso tra -2 e +4 secondi al giorno (anziché tra -4 e +6 secondi al giorno per la certificazione COSC standard solo sul movimento).

Top Time B01 Fausto Coppi di Breitling. Il calibro automatico di manifattura Breitling 01, visibile attraverso il vetro zaffiro integrato sul fondello, chiuso a vite, è certificato Cronometro COSC (iscrizione sulla massa oscillante)
Questi criteri sono decisamente migliorativi rispetto al passato, ma, di tutta evidenza, il non restringere ulteriormente lo scarto medio giornaliero, ha come obiettivo quello di non “tagliar fuori” molti produttori, anche terzi, che non possono permettersi d’investire sulla meccanica di precisione, in rapporto ai volumi produttivi, cifre assolutamente ingenti. In sintesi, si tratta di mantenere la precisione su di un piano democratico. Tal proposito, riguardo l’influenza negativa dei campi magnetici, l’orologio assemblato viene esposto a un campo magnetico di 200 Gauss in modo tale da continuare a garantire un regolare funzionamento. Un simile livello di tolleranza supera i 60 Gauss previsti dall’originaria norma ISO 764, rivista nel 2020 per gli “orologi con resistenza magnetica migliorata”, tali da non essere influenzati da un magnetismo pari a circa 200 Gauss, ossia esattamente ciò che il COSC ha indicato nella sua nuova certificazione Excellence Chronometer. Certo, se pensiamo che, a metà degli anni ’50 il Rolex Milgauss funzionava in presenza di campi magnetici fino a 1.000 Gauss, l’Ingenieur resisteva immerso tra onde magnetiche corrispondenti a 6.300 Gauss e un modello certificato Master Chronometer non risente d’influenze fino a 15.000 Gauss, forse si poteva migliorare questo dato. Al giorno d’oggi il nostro orologio è costantemente soggetto ad influssi magnetici di qualsiasi tipo, tra cellulari, motori e quant’altro, tanto da imporre alle Case l’uso di spirali in silicio e, forse, una schermatura superiore sarebbe stata bene accolta, benché più di tre volte superiore al precedente standard. In termini operativi, la certificazione Cronometro d’Eccellenza del COSC, in questo momento è soggetta ai primi test pilota per la convalida delle procedure, mentre la piena applicazione dovrebbe essere avviata da ottobre 2026, con i primi orologi certificati pronti per la commercializzazione.

Seamaster Planet Ocean Worldtimer “Deep Black”, da 45,5 mm, in ceramica nera. Impermeabile fino a 600 metri. Impiega il calibro automatico di manifattura Co-Axial Master Chronometer 8938, dotato di 60 ore di autonomia.
Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia



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