C’è un libro di Oliver Sacks che mi ha sempre fatto ridere per il suo titolo, “L’Uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Non riesce a uscirmi dalla testa quando penso alla storia dell’uomo che ha scambiato un fantastico Longines Dirty Dozen per un orologio falso, uno di quelle che in gergo, da nord a sud, ho sempre sentito chiamare “patacche”…
Tutti abbiamo sognato, almeno una volta, di entrare in un “pawnshop” in qualche remoto paese, come la signora americana che ha acquistato un Blancpain Fifty Fathoms Aqua Lung per un centinaio di dollari, pescandolo da un mucchio di vecchi orologi senza grande valore, o di girare per un mercatino e trovare una vecchia chicca nella vetrina da banco di un rigattiere. Pochi, invece, riuscirebbero a immaginare uno scambio occasionale senza badare all’importanza dell’oggetto, ma solo alla sua estetica, e trovare in questo scambio un inimmaginabile vantaggio. Eppure è successo al frequentatore di un pub inglese, che ha accettato di scambiare un Rolex falso che aveva preso per 25 sterline a Singapore, ricevendo in cambio un vecchio orologio dall’aspetto decisamente vissuto, risalente ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La storia narra che l’orologio venne portato ad Antiques Roadshow e un perito accreditato spiegò al fortunato frequentatore del pub cosa aveva tra le mani: si trattava di un Longines completo di marcature militari rilasciato ai soldati britannici tra il 1944 e il 1945, uno dei leggendari “Dirty Dozen”. Un segnatempo che può valere più di 4.000 sterline. Ma cos’è un Dirty Dozen?

Un orologio Longines Dirty Dozen dove si può notare la tipica British Broad Arrow delle forniture militari
Per chi non lo sapesse, gli orologi soprannominati “The Dirty Dozen”, come il film del 1967 diretto da Robert Aldrich, adattamento dell’omonimo romanzo di E.M. Nathanson, sono Military Watch che risalgono alla Seconda Guerra Mondiale e che fanno parte delle forniture ufficiali dell’esercito britannico. Prima dello scoppio della guerra, il Ministero della Difesa britannico si era rivolto all’industria orologiera svizzera che, in virtù della propria neutralità poté soddisfare la richiesta anche durante il conflitto. Le Maison coinvolte, tra i maggiori produttori di segnatempo elvetici dell’epoca, erano Omega, Jaeger-LeCoultre, IWC, Lemania, Cyma, Buren, Longines, Eterna, Vertex, Record, Timor e Grana, che fornirono un totale di 145.000 esemplari destinati alle Forze Armate di Sua Maestà. La maggior parte di essi andò perduta o distrutta durante il conflitto. Ma molti “sopravvissero”, passando di mano in mano, e di polso in polso, fino al punto di lasciarsi dimenticare come glorioso cimelio di un tempo passato. C’è stato un periodo infatti in cui un orologio vecchio era solo un orologio vecchio. Poi, il tempo, che è notoriamente galantuomo, seppe restituire il giusto valore alle cose. Gli orologi considerati “Dirty Dozen” – con casse comprese tra i 35 e i 38 millimetri, quadrante nero con indici con numeri arabi ad alta visibilità, piccoli secondi a ore sei e sfere di fattura diversa, vetro antiurto e, in molti modelli, con ansa fissa – si differenziavano dagli altri segnatempo della loro epoca in virtù di un logo a forma di freccia stampato sul quadrante e inciso sul fondello. Tale freccia, la British Broad Arrow, è il simbolo che identificava un equipaggiamento appartenente all’esercito britannico. L’abbiamo, infatti, vista ricomparire, simile, sull’Omega Seamaster Diver 300M 007. Tutti gli esemplari erano accompagnati dall’incisione W.W.W. – Wrist Watch Waterproof – e stretti al polso dai cinturini “pre-NATO” di cui abbiamo già parlato in passato. Lontani dall’essere i performanti Mil-sub che abbiamo conosciuto a partire dagli anni ’50 e ’60, i Dirty Dozen rappresentano un feticcio per gli appassionati e in un certo senso i “capostipiti” dei Military Watch, insieme agli orologi “da Aviatore” come gli IWC e gli Omega assegnati sempre alla Royal Air Force britannica. Tutti segnatempo che, se vi chiederanno di scambiare per una patacca, mentre siete a fare le ragnatele davanti a una pinta di Stout, poggiati sul bancone di un pub, andrebbero presi attentamente in considerazione. Non rinunciate mai a vostra moglie, invece, perché invece di un affare vi trovereste in una raccolta di racconti vergati da qualche altro neurologo.

La locandina del celebre film “Quella Sporca dozzina”
Romano, appassionato di orologi fin dalla tenera età, vivo nel passato ma scrivo tutti giorni per Il Giornale e InsideOver, dove mi occupo di analisi militari e notizie dall’estero. Ho firmato anche sul Foglio, L’Intellettuale Dissidente e altre testate.



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