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Il nuovo orologio di James Bond è un vecchio classico made in UK

James Bond ha un nuovo orologio ed è britannico. Un segnatempo dell’epoca bellica, profondamente legato ai militari in carne e ossa che ispirarono Ian Fleming.

“Per l’Inghilterra, James?” James Bond ha un nuovo orologio, e non è un Rolex Mil-Sub o un Omega Seamaster, ma un vecchio orologio militare ereditato da un prozio che ha prestato servizio nella 6ª Divisione Aviotrasportata durante il D-Day, quando i paracadutisti inglesi scesero dal cielo sui loro alianti per posarsi in prossimità del fiume Orne e conquistare il famoso Pegasus Bridge, onorando il famoso ordine “Reggerete finché non vi sostituiranno”. Questo stando a quanto si può leggere in King Zero, l’ultimo romanzo pubblicato da Penguin che ha come protagonista l’agente 007, la spia al servizio di Sua Maestà uscita dalla fantasia di Ian Fleming, ora affidata alla penna di Charlie Higson. Quando Bond si sveglia nella camera del suo hotel sull’atollo di Anara Fushu, alle Maldive, tra le pagine del capitolo 27, intitolato “Lusso e violenza”, si può leggere: “Occhi freddi, color grigio-azzurro, si aprirono e si fissarono sul Vertex appoggiato sul comodino, che gli indicava come non fossero ancora le sette del mattino. L’orologio era un modello da navigazione Cal. 59 W.W.W. leggermente vissuto, con una piccola crepa sul vetro”. Ebbene sì, l’agente 007 porta al polso un Dirty Dozen.

Il passo del romanzo King Zero dove viene menzionato il Vertex Cal 59 WWW

Quella di Higson è una scelta ricercata e convincente, dato che il passato di James Bond e quello di Ian Fleming convivono nello scenario bellico che ha visto entrambi impegnati – tra fantasia e realtà – a combattere i nazisti nella Seconda guerra mondiale: come molti sanno, durante la guerra Ian Fleming è stato assistente personale dell’ammiraglio John Godfrey, direttore della Naval Intelligence Division, il servizio informazioni della Royal Navy britannica; e si pensa abbia addirittura gestito una particolare unità di commando, nota come 30 Assault Unit, mentre James Bond, secondo tanti piccoli indizi lasciati nei romanzi da Fleming, avrebbe servito il Secret Intelligence Service già durante la guerra, dove si è guadagnato i gradi con compiti speciali che hanno contemplato l’addestramento dei commando.

Fondata nel 1912, la Vertex fu l’unica azienda britannica a far parte della cosiddetta “Sporca Dozzina” di cui abbiamo già parlato, ossia il gruppo di 12 produttori incaricati di realizzare orologi per l’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Orologi militari marcati con la “broad arrow” che si aggiunsero ai modelli acquisiti dal Ministero della Difesa e assegnati ai piloti e agli equipaggi della Royal Air Force. Secondo le informazioni disponibili, l’azienda produsse migliaia di esemplari del suo modello Cal. 59 W.W.W. – dove la sigla sta per “Watch, Wristlet, Waterproof” – in vista dello sbarco in Normandia. Ma ovviamente gli esemplari superstiti sono estremamente rari. Il modello di Vertex dell’epoca, ossia quello indossato da Bond con un cinturino di stoffa che ci riporta alla genesi del mitico cinturino NATO, era un vero e proprio “strumento“: impermeabile, resistente agli urti, luminescente e costruito per situazioni in cui sbagliare l’orario avrebbe potuto comportare conseguenze gravi; dato che in combattimento un orologio non serve ad altro che a tenere l’ora con precisione e mostrarla con una buona leggibilità, per consentire all’operatore, sia esso un paracadutista, un uomo rana o un pilota, di sapere quando è scattata l’ora X o quando è arrivata l’ora di tornare indietro. Il modello Cal. 59 WWW, che prende il nome dal calibro che lo animava, si presentava come un orologio compatto e classico per il suo tempo, con una cassa in acciaio che riportava le marcature militari, un quadrante nero con grandi numeri arabi, sfere a matita rivestite di materiale luminescente e piccoli secondi alle ore 6. Tutte caratteristiche che si possono trovare nella versione moderna prodotta da Vertex, il modello M100, tuttora disponibile.

Un Vertex “Dirty Dozen”

La scelta di Higson non deve essere “confusa” con quelle relative agli orologi indossati da James Bond nei film, dove comparirà ancora Omega – che ha appena presentato il nuovo modello SPECTRE – ma rimane un’interessante “interpretazione letteraria” del personaggio tratteggiato dall’autore, inserendosi nella lunga successione di penne che hanno raccolto l’eredità di Ian Fleming dopo Octopussy and The Living Daylights, raccolta di racconti pubblicata postuma nel 1966, provando a ricalcare lo stile dello scrittore britannico e a dare nuova vita al suo personaggio. Decisamente interessante il collegamento tra la vicenda narrata nel libro e quella di Don Cochrane, pronipote del fondatore di Vertex, Claude Lyons, che ha rilanciato il marchio nel 2015 dopo averne scoperto la storia grazie a un Cal. 59 ricevuto in dono dalla madre. Anche Cochrane ha sempre tenuto a sottolineare la distinzione tra il Vertex del Bond letterario e gli orologi ufficialmente associati alle pellicole cinematografiche, definendo la scelta di Higson una sorpresa assoluta e rivelando a quanti lo hanno intervistato di non sapere che “Charlie Higson avesse scelto di far indossare un Vertex al suo Bond finché non sono stato contattato all’improvviso dagli editori”. L’orologio raccontato dall’autore di King Zero è diventato “un oggetto molto personale per Bond”, che sceglie di portare con sé non solo un pezzo di storia della sua famiglia, ma un autentico pezzo di storia militare britannica che porta i segni del tempo e della conquista del Pegasus Bridge, uno dei più audaci colpi di mano del D-Day.

Paracadutisti regolano gli orologi a poche ore dal D-Day, nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944


Romano, appassionato di orologi fin dalla tenera età, vivo nel passato ma scrivo tutti giorni per Il Giornale e InsideOver, dove mi occupo di analisi militari e notizie dall'estero. Ho firmato anche sul Foglio, L'Intellettuale Dissidente e altre testate.

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