Sei decenni, un solo orologio al polso. In contraddizione con i vezzi dei più esigenti parvenu, re Harald V di Norvegia ha indossato lo stesso Rolex GMT-Master Ref. 1675 Pepsi fino alla fine dei suoi giorni.
Mentre la Norvegia dà l’ultimo saluto ad Harald V, scomparso il 28 agosto all’età di 89 anni, noi appassionati non possiamo tralasciare il romantico dettaglio di un lascito che racconta forse una delle più belle storie che possano legare un uomo a un segnatempo, perché il GMT-Master del “Re velista”, a differenza di altri doni, non è rimasto chiuso in cassaforte né è stato preservato per puro valore collezionistico. Ma è stato semplicemente usato. Per più di sessant’anni, da un uomo che ha reso il suo orologio un vero compagno di vita, facendolo invecchiare con sé, tra regate veliche e feste di gala, solenni cerimonie di Stato e giornate spensierate in compagnia della famiglia.
Donatogli nel lontano 1962 da uno dei suoi padrini, Harald V ha portato quell’unico e adorato segnatempo con l’alta uniforme e le maniche corte, con lo smoking e il frac, ogni giorno fino all’ultimo. Al suo polso, tra il sole e gli schizzi dell’acqua salata che le più repentine manovre di regata comportano, il celebre inserto “Pepsi” rosso e blu si è scolorito al punto da assumere l’aspetto delle cosiddette “ghost bezels”, le famose ghiere fantasma che tanti collezionisti desiderano ottenere con un semplice acquisto, mentre il giovane principe, divenuto prima marito, poi padre, e infine re di una Norvegia fortemente legata a quell’uomo radicato alla tradizione del passato ma assolutamente al passo con il suo tempo – già dieci anni fa si rivolgeva ai suoi sudditi dicendo: «Sono norvegesi ragazze che amano altre ragazze, ragazzi che amano altri ragazzi, e ragazze e ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla» – lo ha saputo rendere tale. L’uomo cambiava e il suo fedele segnatempo cambiava insieme a lui.

Particolare della ghiera “Ghost Bazel” del Rolex Oyster Perpetual GMT Master Ref. 1675 di re Harald V di Norvegia
L’intervista a un Re affezionato al suo orologio
In un’intervista rilasciata a D2magasin nel 2019, tornata al centro dell’attenzione dopo la scomparsa, re Harald ha ricordato di aver ricevuto il suo GMT-Master “Pepsi” nel 1962. «L’ho ricevuto in regalo», disse all’intervistatore. L’intervistatore domandò: «Da re Olav?», ricevendo una risposta inattesa. «No. È stato uno dei miei padrini a regalarmelo», restringendo le possibilità a re Leopoldo III del Belgio e alla regina Ingrid di Danimarca. Ha inoltre ricordato di averlo indossato ogni giorno da allora, affermando: «Alla Rolex erano stupiti che l’orologio fosse ancora in uso». «L’ho mandato in revisione qualche anno fa». L’orologio è stato indossato in occasioni importanti, come il funerale di suo padre, re Olav, e il matrimonio di suo figlio, il principe Haakon. Per il venerabile reggente di Norvegia, cresciuto negli Stati Uniti per sfuggire all’occupazione nazista, appassionato velista olimpico ai Giochi di Tokyo del 1964, Città del Messico nel 1968 e alle tragiche Olimpiadi di Monaco del 1972, il suo era semplicemente «un orologio che puoi indossare e dimenticare di avere al polso. È impermeabile, resistente agli urti e tutto il resto. Quando si è in barca, è una caratteristica molto preziosa», un principio che noi altri, collezionisti eccessivamente timorosi, ogni tanto dimentichiamo.
Alcuni appassionati ritengono che durante una delle numerose manutenzioni possa essere stato sostituito il quadrante, identificato da alcuni osservatori come un raro “Radial” Mark 3 riconducibile alla seconda metà degli anni ’70. Un dettaglio sul quale è opportuno mantenere una certa cautela, ma che, se confermato, renderebbe l’orologio ancora più interessante, anche all’insaputa del re che non sembra essersi mai preoccupato di conservarne una configurazione “da collezione”, badando più alla praticità: desiderava che il suo Rolex GMT mantenesse la rinomata precisione che appartiene agli orologi svizzeri. Ciò nonostante, agli occhi di re Harald quell’orologio ha sempre mantenuto un valore immutato. «Ormai è diventato un pezzo da collezione», disse. L’unica cosa che ai suoi occhi era cambiata negli anni era il polso su cui indossarlo: da giovane Harald portava il suo GMT-Master al polso sinistro, mentre con l’avanzare dell’età iniziò invece a indossarlo al destro, abitudine che alcune ricostruzioni collegano a ragioni di salute e scaramanzia e che curiosamente sarebbe stata adottata anche dal figlio Haakon.

Re Harald V di Norvegia è stato velista olimpico e ha partecipato ai Giochi Olimpici di Tokyo, Città del Messico e Monaco.
Il valore del tempo
Un Rolex GMT-Master, Ref. 1675, può essere acquistato per una cifra che può essere considerata da alcuni “considerevole” e da altri approssimativamente analoga a quella degli “entry level”, un termine antipatico che quasi tende a minimizzare un segnatempo. Un GMT-Master appartenuto a un re, probabilmente, raggiungerebbe cifre difficili persino da immaginare. Ma possiamo escludere che il Rolex di Harald V possieda qualcosa che nessuna asta può realmente quantificare: oltre sessant’anni della vita dello stesso uomo impressi nello stesso orgoglio che ha accompagnato un principe venticinquenne appassionato di vela e un uomo innamorato al punto d’essere disposto a sfidare le convenzioni della monarchia pur di sposare la donna che aveva scelto. Le stesse sfere, minuto dopo minuto, ora dopo ora, hanno visto Harald diventare marito, padre e infine re. Attraversare, secondo dopo secondo, tre partecipazioni olimpiche e decenni di regate, viaggi, ricevimenti, funerali e matrimoni. Un orologio che conosciuto il sale del mare d’estate e il tempore delle sale del Palazzo Reale d’inverno. Mentre il blu e il rosso della sua lunetta in alluminio, scomparivano lentamente. In un mondo dell’orologeria nel quale siamo abituati a discutere esclusivamente di condizioni, NoS, lucidature, quadranti virati e tropicali esteticamente preferibili, corredi e valore che tutto ciò potrà guadagnare in futuro, se custodito con dovizia, il vecchio Rolex del re di Norvegia ci ricorda qualcosa di molto più vero: gli orologi sono fatti per essere indossati.
Re Harald V è stato ricordato ieri, 9 settembre 2026, come una figura moderna e unificante durante un solenne addio cui hanno preso parte la maggior parte dei reali europei e un gran numero di dignitari stranieri. Al termine della funzione religiosa, mentre il feretro veniva trasferito al castello di Akershus, sua ultima ed eterna dimora, quattro caccia F-35 della Reale Aeronautica Norvegese hanno sorvolato la cattedrale di Oslo nella formazione “Missing man”. Chissà chi custodirà d’ora in poi questo piccolo tesoro del tempo, forse l’erede al trono, suo figlio Haakon VIII.
Romano, appassionato di orologi fin dalla tenera età, vivo nel passato ma scrivo tutti giorni per Il Giornale e InsideOver, dove mi occupo di analisi militari e notizie dall’estero. Ho firmato anche sul Foglio, L’Intellettuale Dissidente e altre testate.



Nessun commento