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IWC Aquatimer: un’epopea in profondità

IWC Aquatimer: un’epopea in profondità

Quando parliamo di IWC il pensiero si posa sempre su due collezioni iconiche: quella dei Pilot’s Watch e il Portoghese. Certo, ogni tanto qualche amatore accenna all’impresa di Gérald Genta con il design sofisticato della linea Ingenieur, che si è imposta con la sua cassa antimagnetica e il bracciale integrato, come la moda del tempo imponeva, ma poco, davvero poco si cita la collezione Aquatimer. Ed è un errore, perché chi la scopre, spesso se ne innamora..

È il 1967. Gli sport acquatici vanno per la maggiore e molti cercano orologi robusti che possano garantire una certa resistenza, ma anche un’eccellente impermeabilità, oltre uno stile. In casa Rolex si realizzavano da anni i noti professionali Submariner,  Ref.5512, decidendo d’indicare la profondità garantita in metri (200) prima dei “piedi” sul quadrante (di cui il ricercato modello “Meters First”), mentre in casa Blancpain viene promosso il modello Fifty Fathoms. Omega produce un esemplare molto competitivo e di qualità, il Seamaster, e ovunque “spuntano” diver che seguono la scia. È in questo quadro che la Maison di Sciaffusa, nota come International Watch Company, decide di progettare un segnatempo dalle linee abbastanza classiche, con una particolarità che segnerà il suo stile negli anni e delle buone caratteristiche sul piano tecnico. Sarà il capostipite di una famiglia di orologi professionali chiamati istintivamente Aquatimer. 

Questo segnatempo automatico dal nome attraente, IWC Aquatimer, inizia la sua piccola epopea con la Referenza 812 AD, poi rinominata 1812 nell’ottobre 1971 (aggiornamento del sistema di definizione delle referenze), e si basa su di una cassa d’acciaio da 37 mm, impermeabile fino a 20 atmosfere, circa 650 piedi, con una lunetta girevole interna per la regolazione del tempo di immersione, situata sotto il vetro per evitare che venga spostata accidentalmente durante l’immersione stessa, azionata da una delle due corone (a vite con guarnizioni a molla di nuova concezione). Una delle quali marchiata con il pesciolino stilizzato che era diventato un classico della Maison dagli anni ’50, ad indicare un orologio “water resistant” (il logo – al centro di una curiosa diatriba sul simbolismo religioso – è stato sostituito negli anni 2000 dal “Probus Scafusia”, logo ufficiale di IWC). Quella cassa, denominata EPSA Super-Compressor, adottava un sistema brevettato dalla E. Piquerez SA che incrementava la tenuta strutturale all’aumentare della pressione. La referenza 812 AD poi 1812 montava un movimento con dispositivo di ricarica automatica Pellaton calibro 8541 (19.800 alternanze/ora, 40 ore di autonomia, sistema di stop-seconds), con quadrante nero opaco, indici silver a barretta, lancette ore/minuti luminose e datario ad ore 3. 

Il primo esemplare di IWC Acquatimer del 1967

Nel 1973 venne introdotto un secondo modello Aquatimer, referenza 816 AD (successivamente 1816). Questo nuovo modello, in linea con i tempi, aveva casse sagomate stile “coussin”, animate sempre dal calibro 8541, quadranti con un particolare effetto “ombra” (in nero, rosso e blu), indici ridisegnati e mantenimento del datario al 3, e garantiva un’impermeabilità maggiorata fino a 30 atmosfere. Il cinturino era di norma in acciaio con chiusura déployante. Verso la fine degli anni ’70, tale modello fu sostituito dalla referenza 1822, che manteneva, comunque, questo nuovo design, aggiornando, nel contempo quadrante e lunetta.

Come ben sappiamo, la IWC è sempre stata principalmente riconosciuta per i suoi orologi da pilota: versioni come il Mark XI, impiegato dalla Reale Aeronautica Britannica. Negli anni ’70 il futuro della sua avventura nelle profondità marine sembrava non promettere grandi fortune a causa dei suoi concorrenti e di un interesse del pubblico abbastanza tenue. Ci volle del tempo prima che gli IWC Aquatimer si ritagliassero una posizione sul mercato anche per merito di quegli appassionati che cercavano qualcosa di valido e meno inflazionato. Quando nel 1981 Günter Blümlein divenne CEO di IWC, decise di ampliare la collaborazione del brand con Porsche Design lanciando un “nuovo rivoluzionario modello” di Aquatimer: la referenza 3500 nota come IWC Porsche Design “Ocean 2000”, introdotto nel 1983. Il cambiamento nel design e nelle specifiche fu radicale. L’impermeabilità venne garantita fino a 200 atmosfere, ovvero 2000 metri/6500 piedi. Dieci volte la profondità garantita in origine, in virtù di un vetro zaffiro da 3,7 mm di spessore ed un esclusivo sistema di tenuta tra vetro e cassa. La cassa da 42 mm era realizzata in titanio (usato per la prima volta in un modello “diver”), aveva una sola corona, serrata a vite e con limitatore di pressione ed era animata dal calibro 3752-1 (Base ETA 2892). Il bracciale, anch’esso in titanio, era integrato. Tra le differenti versioni spiccherà quella rinominata ‘”Ocean Bund”, con la sfera dei minuti rossa, la lunetta nera, dal momento che l’orologio venne dato in dotazione ai Kampfschwimmer, gli incursori subacquei della Marina Militare di quella che allora era ancora la Germania Ovest: impegnati nella bonifica delle mine, il segnatempo doveva essere antimagnetico per evitare d’innescare le mine antinave sovietiche e riduceva l’impermeabilità a 30 atmosfere. L’Ocean Bund fu l’ultimo IWC destinato ad uso militare.

Successivamente alla collaborazione tra IWC e Porsche Design, nel 1997 fu presentata la linea “GST Aquatimer” con la referenza 3536, da 42 mm (circa 14 mm di spessore). In questo caso la linea sembra avvicinarsi ai professionali più classici: “GST”, sta per oro, acciaio e titanio. La resistenza all’acqua è sempre garantita fino a 200 atmosfere – corona a vite con guarnizioni multiple -, il bracciale a maglie degradanti è integrato e la ghiera viene posta esterna, girevole unidirezionale, nera opaca come il quadrante, che mantiene uno schema essenziale, con indici e lancette a bastone luminescenti e datario al 3. Estremamente iconico, riprendeva il mood dei diver di periodo con lunetta di misurazione esterna. L’Aquatimer di quest’epoca (il calibro 37524 deriva sempre dall’ETA 2892-A2) viene seguito, nel 1999, dal particolare GST Deep One, referenza 3527. Orologio con una complicazione unica e rara: un misuratore di profondità meccanico. inglobato nel calibro IWC 8914, versione adattata dell’ETA 2892-A2. Il profondimetro impiegava un sensore di pressione a tubo di Bourdon: con l’incremento della profondità (misurabile fino a 45 metri), il tubo metallico ricurvo si deforma, e tale dinamica, viene trasferita, mediante leve ed ingranaggi a due sfere centrali scheletrate a punta di freccia, una riferita alla profondità massima raggiunta e l’altra a quella individuata in tempo reale. La corona al 4 consente l’azzeramento manuale. La cassa in titanio misurava 42,8 mm (14,75 mm di spessore), con corona e fondello a vite e impermeabilità fino a 10 atmosfere. Il quadrante, nero con indici bianchi presenta particolari in giallo (in particolare la scala dei 15 minuti) e riporta nuovamente la ghiera girevole all’interno (azionata da corona dedicata), un dettaglio adattato su tutti i modelli GST prodotti nel primo decennio degli anni 2000. Tale modello verrà evoluto con il Deep Two nel 2009, in acciaio e ghiera esterna, e con il Deep Three nel 2014, in titanio da 48,4 mm (indicatore a membrana al 9) La collaborazione con la Cousteau Society porterà, inoltre, nel 2004, alla realizzazione di una edizione limitata dell’IWC Aquatimer con quadrante arancione e blu, la referenza IW354803 (1.000 metri d’impermeabilità). Sempre 2004, IWC introduce il suo primo cronografo subacqueo, ref. 3719, in titanio da 41,2 mm (14,2 mm di spessore), impermeabile fino a 120 metri.

Jacques-Yves Cousteau, esploratore, navigatore, militare, oceanografo francese a cui sono stati dedicati 6 edizioni dell’IWC Acquatimer. Dal 2004, IWC è partner della “Cousteau Society” e  sostiene la sua missione  per stabilire aree marine protette per proteggere l’ecosistema marino. Gli Aquatimer Chronograph Edition «Expedition Jaques-Yves Cousteau» hanno tradizionale il quadrante blu.

La linea Aquatimer verrà rivista e ridisegnata nel 2009, dotata di lunetta girevole esterna, con uno speciale vetro zaffiro rivestito, e proposta anche in una edizione vintage: la referenza 3231 ricalca le linee del modello Aquatimer originale degli anni ’60 con le sue vecchie corone, lunetta girevole interna e un cinturino fissato con anse classiche, che abbandona il caucciù e il bracciale d’acciaio specificamente disegnati per le anse della cassa GST. Nel 2014 l’Acquatimer viene rinovato ancora una volta nella sua linea, con una nuova cassa con lunetta girevole esterna/interna. Sarà questa la serie interessata dalla collaborazione tra IWC e la Darwin Society e il suo centro di ricerca nelle isole Galapagos. Spicca, infatti, l’edizione speciale per onorare il ruolo di IWC nella missione alle Galapagos, realizzata con una cassa in bronzo: l’Aquatimer Chronograph Edition “Expedition Charles Darwin“, IW379503. Importanti per i collezionisti anche le edizioni limitate con calendario perpetuo e data e mese digitali, IW379402 e IW379403. Quest’ultimo, celebrativo dei 50 anni dell’Aquatimer, presenta una cassa realizzata in Ceratanium, materiale robusto e leggero, in cui titanio viene sottoposto ad un processo che ceramizza la sua superficie, facendole assumere le proprietà effettive della ceramica.

 

Una reclame del’IWC Acquatimer Automatic degli anni 2000, in questo caso la bellissima referenza IW354807 

Attualmente IWC propone una linea completa di complicazioni, calibri di manifattura e casse realizzati in metalli preziosi per la sua nuova collezione di Acquatimer. Continuando a garantire – da 57 anni ad oggi – professionali subacquei con altissime prestazioni che, non solo consentono ai possessori di immergersi in completa sicurezza nelle profondità marine, ma li pongono al centro dell’attenzione quando si risale in superficie, indice di un orologio subacqueo raffinato e portabile nella quotidianità. Anche per questo, l’Aquatimer sa far innamorare di sé i veri estimatori dell’alta orologeria.

Un esemplare della nuova serie Aquatimer del 2014. Dotato di datario e di lunetta esterna/interna con sistema SafeDive e i tre cronografi.


Romano, appassionato di orologi fin dalla tenera età, vivo nel passato ma scrivo tutti giorni per Il Giornale e InsideOver, dove mi occupo di analisi militari e notizie dall'estero. Ho firmato anche sul Foglio, L'Intellettuale Dissidente e altre testate.

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