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Philip Watch, dal tasca savonnette al Caribe Divin...

Philip Watch, dal tasca savonnette al Caribe Diving certificato Cronometro

Ripercorrere la storia di Philip Watch, permette di comprendere appieno il ruolo significativo ricoperto da questo brand nello sviluppo ed affermazione della buona orologeria in Italia e non solo. In quasi 170 anni di attività, la Casa si è distinta, specificamente a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, unitamente all’eccellenza del rapporto qualità/prezzo, per modelli espressivi di creatività italiana e savoir-faire elvetico, in cui soluzioni estetiche e costruttive hanno indirizzato ricerca e sviluppo nell’era moderna del segnatempo. La creazione di un vero e proprio Museo ha ispirato una collezione mirata dal sapore vintage e, oggi, la qualità assicurata è impreziosita dalla certificazione COSC

È sempre interessante, periodicamente, tornare sulle tracce della più antica marca di orologi Swiss Made sviluppata sul suolo italiano, un brand che ha sempre interpretato in modo efficace il connubio tra la precisione elvetica e la conclamata creatività del Bel Paese. E questo garantendo, fin dalla fondazione, un rapporto qualità/prezzo d’assoluto rilievo, tale da costituire un richiamo spesso irresistibile per quel vastissimo pubblico di appassionati che non possono permettersi modelli d’alta gamma assai costosi. Stiamo parlando di Philip Watch e la sua storia, iniziata nel 1858, non smette di rivelare anno dopo anno, aggiornamenti e sorprese, sia sotto il profilo del prodotto, che su quello dell’iter cronologico degli eventi, con documenti che emergono da archivi o cassetti dimenticati. In tal senso, parallelamente all’aggiornamento annuale delle collezioni, Massimo Carraro, titolare del brand a partire dal 2006, a partire dall’ottobre del 2013, con un significativo evento in quel di Castel dell’Ovo, a Napoli, città da cui tutto è partito, ha avviato un fondamentale processo di “recupero della memoria”, attraverso il progetto “Museo”, raccogliendo oltre trenta pezzi – principalmente risalenti agli anni ’40 e seguenti –, con l’aggiunta di qualche esemplare da tasca di fine ‘800. Osserva Carraro: “Dal 1858 in avanti, la tradizione e quella sapienza del lavoro accumulata in anni di storia, sono stati trasmessi di generazione in generazione dai mastri orologiai di Philip Watch. Una tradizione che il brand è orgoglioso di portare avanti nei più importanti mercati del mondo. Una storia bellissima raccontata con il Museo itinerante e rinnovata attraverso i nuovi orologi della linea Museum, ispirati ai segnatempo del passato”. Procediamo, comunque, per gradi, tornando indietro di 168 anni e raccontando, attraverso, momenti e modelli salienti, quel percorso attraverso il quale Philip Watch ha costruito un patrimonio prezioso di design, avanguardia ed innovazione, al quale, oggi, costantemente s’ispira per continuare a trasferire il suo identificativo messaggio di qualità.

Massimo Carraro, ha acquisito Philip Watch nel 2006 e, da quel momento, ne ha indirizzato progetti e strategie, primo tra e quali il recupero della memoria storica e dei pezzi più rappresentativi in quasi 170 anni di attività. Mostra, con orgoglio, il “tasca” di fine ‘800 in oro a 12 carati, firmato Philippe Watch.

Esemplare da tasca in oro a 12 carati, marcato Philippe Watch, un savonnette con corona al 3, meccanico manuale con piccoli secondi al 6 (spirale Breguet), quadrante smaltato bianco con numeri arabi stilizzati e sfere Cathédrales.

Istanza presentata alla Regia Prefettura di Napoli, il 14 giugno 1923 alle ore 18, dall’allora proprietario del brand Filippo Giardiello, attraverso la quale depositò il marchio Philippe Watch ai fini della sua trascrizione da parte del Ministero dell’Economia Nazionale (Ufficio della Proprietà Intellettuale) nel Registro dei Marchi: trascrizione avvenuta il 18 gennaio 1926. La titolarità del marchio fu trasferita ad Eduardo Giardiello, figlio di Filippo, il 29 luglio 1937.

Tappe storiche ed esemplari iconici  

É il 1858, quando François Philippe – esponente della folta comunità svizzera che animava la vita economica e culturale a Napoli, fiorente e raffinata capitale del Regno delle Due Sicilie – inizia a disegnare orologi e li fa produrre nel Giura svizzero, sua patria di origine. Un viaggio non banale per quei tempi. Risale a quell’epoca, ed è una new entry prestigiosa del Museo Philip Watch un esemplare da tasca in oro a 12 carati, savonnette con corona al 3, manuale con piccoli secondi al 6 (spirale Breguet), quadrante smaltato bianco con numeri arabi stilizzati e sfere Cathédrales; è marcato Philippe Watch, il nome originario del brand. L’attività è portata, poi, avanti dal figlio di François, Jean Philippe, che trasferisce la sede a Bienne, divenuto, a cavallo del XX secolo, il cuore pulsante della tradizione orologiera elvetica. Il connubio creativo-produttivo tra Italia (Napoli) e Svizzera vive un capitolo cruciale negli anni ’20, quando Filippo Giardiello, divenuto proprietario dell’azienda, con istanza presentata alla Regia Prefettura di Napoli, il 14 giugno 1923 alle ore 18, depositò il marchio Philippe Watch ai fini della trascrizione da parte del Ministero dell’Economia Nazionale (Ufficio della Proprietà Intellettuale) nel Registro dei Marchi: trascrizione avvenuta il 18 gennaio 1926. La titolarità del marchio fu trasferita ad Eduardo Giardiello, figlio di Filippo, il 29 luglio 1937 e fu lui nel 1949 a compiere un gesto dalla signorilità tutta europea. Infatti, la blasonatissima Patek Philippe, all’epoca non aveva registrato il proprio nome in Italia e la somiglianza del nome con Philippe Watch stava determinando problemi e fraintendimenti con i clienti. Una confusione che il Cavalier Eduardo Giardiello volle risolvere, evitando potenziali vertenze legali, definendo un accordo con la Maison ginevrina, in conseguenza del quale, fu eliminata la “pe” finale, trasformando il marchio in “Philip Watch”, non rinunciando a conservare l’omaggio al fondatore François Philippe. 

Cronografo monopulsante Philippe Watch in ottone cromato, vetro in esalite e fondello a pressione. Quadrante in porcellana, con scala tachimetrica e chiocciola e scala telemetrica perimetrale. Movimento meccanico manuale, calibro Valjoux 22 (secondi continui e minuti cronografici). Periodo: 1940.

Linea Chaux-de-Fonds, cronografo a due pulsanti in metallo cromato da 39 mm (spessore di 12 mm), con fondello a pressione e vetro in esalite. Quadrante in metallo con scala tachimetrica esterna, ad affissione bi-compax. Movimento meccanico a carica manuale, calibro Valjoux 22 (secondi continui e minuti crono su 45 unità), 21 rubini. Cinturino in pelle, non originale. Periodo: anni ’40.

Linea Chaux-de-Fonds. “Cioccolatino”, solotempo da 28 x 34 mm (spessore di 9 mm), in oro giallo, vetro in esalite e fondello a pressione. Quadrante argenté con piccoli secondi al 6. Movimento meccanico manuale, calibro ETA 900. Periodo: 1950.

Modello “Ragno”, marcato Philippe Watch. Solotempo da 25 mm (9,5 mm di spessore), con anse dal tratto geometrico chiuse sul polso. Quadrante con piccoli secondi al 6. Movimento meccanico manuale, calibro FHF 125. Periodo: anni ‘50.

Negli anni ’40, prima di questo “gentleman agreement”, la Casa cavalcò con successo il pionieristico sviluppo dei cronografi da polso, strumenti di precisione ed affidabili. Si distinse, ancora marcato Philippe Watch, un crono monopulsante (al 2) in ottone cromato e fondello bombato in acciaio. Il quadrante è estremamente curato, costituito da un sottile disco di porcellana (permetteva una resistenza migliore rispetto ai metalli contro le infiltrazioni di polvere ed umidità), stampato a due colori con smalti a freddo, su cui scorrono lancette Breguet azzurrate alla fiamma; bicompax e dotato di scale telemetrica e tachimetrica a chiocciola, era alimentato dal calibro manuale  Valjoux 22, di ottimo livello (18.000 alternanze/ora, spessore di 6,4 mm, variante con 21 rubini e smistamento crono via ruota a colonne con innesto orizzontale). Stesso movimento che equipaggiava i crono della linea Chaux-de-Fonds, a due pulsanti e dall’impatto più sportivo. Negli anni ’50 assistiamo ad una diversificazione sotto il profilo del design, seguendo le tendenze dell’epoca, che dette vita ad una tipologia abbastanza comune di orologi “di forma”, i cosiddetti “cioccolatini”:  l’interpretazione Philip Watch avvenne sempre nel contesto della linea Chaux-de-Fonds, puntando sulla raffinatezza dell’oro giallo (28 x 34 mm e 9 mm di spessore) su cassa morbida ed ergonomica sul polso, con quadrante argenté lievemente ricurvo, indici e numeri arabi applicati, contatore dei piccoli secondi di forma e scavato. La lunetta rettangolare presentava delle scalinature in prossimità delle anse ed il movimento manuale utilizzato è il calibro ETA 900. Si trattò della prima variante di forma del segnatempo femminile, mentre meccaniche manuali Peseux e FHF, oltre ad ETA, testimoniarono il buon livello dell’offerta. Confermato, poi, dall’originalissimo modello “Ragno” che, pur essendo collocato nei primi anni ’50, presentava l’impressione del brand “Philippe Watch”, a motivo, probabilmente, dell’impiego ed esaurimento di tutti i quadranti realizzati prima dell’accordo con Patek Philippe. Dotato di movimento manuale, calibro FHF 125, con piccoli secondi, prevedeva una cassa cromata da 25 mm (9,5 mm di spessore), ad accogliere, oltre ad una lunetta a spiovente, due “brancards laterali dalla marcatissima concavità interna, per abbracciare perfettamente il polso, il cui profilo esterno, distribuito geometricamente su tre segmenti, simulava le zampe del ragno. 

Linea Chaux-de-Fonds. solotempo in metallo cromato, vetro in esalite e fondello a pressione in acciaio. Quadrante argenté con datario al 3, indici allungati a filo e lancette Dauphine. Movimento meccanico manuale, calibro ETA 2522. Periodo: 1950-1960.

Linea Chaux-de-Fonds. solotempo in metallo placcato oro da 35 mm (spessore di 9 mm), vetro in esalite e fondello a pressione in acciaio. Quadrante crema, stampato “grain d’orge” sulla fascia degli indici applicati e placcati oro, piccoli secondi al 6, lancette a bastone. Movimento meccanico manuale, calibro ETA 1129, 17 rubini. Periodo: anni ’50.

Linea Jolie Mode. Orologio per signora, di forma rettangolare da 32 x 19 mm, in argento 800, vetro in esalite, corona antipolvere. Quadrante argenté, con numeri romani serigrafati neri. Movimento meccanico manuale, calibro Felsa 4172. Periodo: anni ‘60.

Linea Cormoran. Solotempo con secondi centrali, di forma coussin, in acciaio, vetro in esalite e fondello chiuso a vite. Quadrante ellittico con day-date al 3. Movimento meccanico automatico, calibro ETA 2789. Bracciale in acciaio. Periodo: anni ‘70.

Linea Cormoran. Solotempo in acciaio su cassa rettangolare con sfacci superiore ed inferiore da 33×38 mm (spessore di 12 mm), vetro in esalite e fondello chiuso a vite. Quadrante grigio con day-date al 3, lancette a bastone, indici a barretta applicati ed orizzontali. Movimento meccanico automatico, calibro ETA 2789. Bracciale in acciaio. Periodo: anni ‘70.

In quel periodo avvenne anche l’introduzione dei primi cinturini in pellami naturali e la linea Chaux-de-Fonds si estese (anche fino a tutti gli anni ’60), verso gli ultrapiatti, dallo stile decisamente classico, con lunetta molto sottile (su cui s’innestava un vetro in esalite, con delicate problematiche costruttive) ed anse saldate sotto la cassa. Gli indici sono incisi nel quadrante e a filo, secondo la moda dell’epoca e la loro lunghezza li rendeva sempre visibili, anche in condizioni di scarsa luminosità. Negli anni ‘60 s’intensificò il lavoro sui dettagli e, in particolare, la creatività investi le collezioni specificamente femminili e la loro interpretazione “gioiello”, ma non solo. È di quel periodo, infatti, il lancio della linea Jolie Mode, con cassa di forma da 32×19 mm, in argento 800 (anche per il bracciale a catena, con chiusura su elementi “a staffa”). Un orologio pensato per essere un accessorio di valore per le signore dell’epoca, dotato di movimento manuale, calibro Felsa 4172, mentre la corona a vite evitava infiltrazioni di polvere. La sua costruzione sottile e un quadrante con sfere Breguet e numeri arabi radiali fece emergere un’attenzione al modello muliebre, inusuale in quegli anni. Nel decennio successivo, Philip Watch, in linea con l’atipicità stilistica e la “follia” creativa dei Seventies, punta sull’orologio massiccio dalla cassa “screen”, oppure sulla robustezza ed impermeabilità da record. In tali direzioni, troviamo il Cormoran, automatico (calibro ETA 2789), con day-date al 3; la cassa ellittica con angoli smussati, per non dare fastidio al polso, senza alterare il “senso” del rettangolo, dissimula la lunetta in una svasatura che segue il perimetro del vetro in esalite. Ed eccoci, poi, ad uno degli esemplari più iconici del brand, ossia il Caribbean 5000, al quarzo, tuttora fonte d’ispirazione per Philip Watch, anche se con connotazioni contemporanee più attente all’estetica. Si tratta di un subacqueo immancabile nelle collezioni degli appassionati d’immersione, a motivo di una cassa monoblocco in acciaio da 43 mm, con corona a vite (protetta da un incavo sulla carrure), per un’impermeabilità testata fino a 1.000 metri. Dettagli qualificanti erano costituiti dal vetro minerale temperato, piatto sul fronte esterno e bombato su quello interno, per evitare l’effetto “specchio” sott’acqua, dalla lunetta girevole unidirezionale – in virtù di quattro sporgenze arrotondate -, inclinata internamente verso il quadrante, a garantire continuità di linea con la carrure e, infine, dal bracciale con le maglie in acciaio pieno, definito da una chiusura pieghevole composta da sei elementi. 

Linea Caribbean 5000. Solotempo subacqueo da 43 mm (12 mm di spessore), in acciaio, ghiera graduata girevole unidirezionale, vetro minerale temperato. Impermeabilità fino a 100 atmosfere. Quadrante nero o arancione, datario al 3. Movimento al quarzo, calibro ETA 955.112. Bracciale in acciaio. Periodo: anni ‘70.

Linea Letout. Modello con calendario completo, in acciaio placcato oro con lunetta scanalata, fondello a pressione. Quadrante bianco con lancette a foglia; indicazioni su contatori dorati: mese al 2, piccoli secondi e fasi di luna al 6, giorno della settimana al 10, datario periferico riferito a lancetta centrale. Movimento al quarzo, calibro ETA 255.483. Cinturino in pelle. Periodo: anni ‘80.

Linea Letout. Modello con calendario completo, in acciaio con lunetta bombata (dot dorati applicati ogni 5 minuti), corona con spallette di protezione, fondello a pressione. Quadrante nero con lancette a foglia; indicazioni su contatori argenté azurée: mese al 2, piccoli secondi e fasi di luna al 6, giorno della settimana al 10, datario periferico riferito a lancetta centrale. Movimento al quarzo, calibro ETA 255.483. Cinturino in pelle. Periodo: anni ‘80.

Linea Dales. Solotempo per signora, in acciaio placcato oro giallo, lunetta bombata e incisa con motivo elicoidale, fondello a pressione. Quadrante dorato rifinito soleil. Movimento al quarzo, calibro ETA 579.005. Bracciale “alla schiava”, in acciaio placcato oro giallo saldato. Periodo: 1980.

Linea Caribbean Sub 2000. Modello subacqueo, in acciaio, lunetta girevole unidirezionale blu e rossa, fondello e corona a vite. Impermeabile fino a 20 atmosfere. Quadrante blu con indici e lancette luminescenti, datario al 3. Movimento al quarzo, calibro ETA 955.112. Periodo: 1980-1990.

Gli anni ’80 vedono l’affermazione dei movimenti al quarzo di qualità, che permettevano l’impiego di casse piccole e sottili senza problemi tecnici di precisione. In un simile contesto trovarono terreno fertile i modelli con calendario completo analogico – una tipologia di “complicazione” molto richiesta in quel periodo – e Philip Watch rispose con la linea Letout, su varianti eleganti (acciaio placcato oro, lunetta scalinata ed anse rettilinee saldate) o decisamente sportive (acciaio satinato, cinturino integrato su placca orizzontale in luogo delle anse, lunetta bombata con dots placcati oro giallo e applicati ogni 5 minuti, quadrante nero, spallette di protezione sulla corona), comunque contenute nello spessore, equipaggiate con il calibro al quarzo ETA 255.483. La data è posta sul perimetro del quadrante, segnata da una lancetta con la parte terminale a semicerchio; l’indicazione del mese e del giorno della settimana avviene, invece, in quadrantini decentrati, mentre quella delle fasi lunari è concentrica alla lancetta dei piccoli secondi, in un terzo quadrantino al 6. In campo femminile, s’impongono gli orologi-gioiello e il pensiero estetico di Philip Watch si concretizza nella linea Dales, al quarzo, che rivela, ancora una volta, l’accuratezza del design, con profili arrotondati – lunetta incisa a motivo elicoidale – per eliminare ogni spigolosità ed ottimizzare il comfort; il bracciale “alla schiava”, ricco di curvature e segmenti addolciti, si apre e chiude in modo elastico con un meccanismo complesso. Infine, non mancarono i Caribbean, sempre al quarzo, che strizzarono l’occhio ad una ben nota Maison ginevrina, sia in veste patinata, per lei, placcati in oro, con lunetta zigrinata e quadrante con numeri romani, sia con un design più sportivo centrato su di una ghiera girevole unidirezionale in alluminio anodizzato, rosso e blu, fondo e corona a vite (impermeabilità fino a 20 atmosfere) e quadrante nero ed indici geometrici luminescenti. 

Linea Teknodiver. Cronografo subacqueo da 42 mm (spessore di 18 mm), in acciaio, lunetta girevole unidirezionale con incavi per favorirne la presa (scala sessagesimale incisa), fondello e corona a vite, pulsanti a vite. Impermeabile fino a 100 atmosfere. Quadrante con secondi/minuti/ore crono (evidenza cromatiche in giallo, rosso e blu), piccoli secondi al 9. Movimento meccanico automatico, calibro ETA-Valjoux 7750. Periodo: anni ‘90.

Linea Sea Lion. Cronografo in acciaio da 38 mm (spessore di 13 mm), lunetta girevole incisa con la scala sessagesimale e zigrinata esternamente, vetro zaffiro, fondello e corona a vite, pulsanti a pompa. Impermeabile fino a 10 atmosfere. Quadrante bianco, contatori su fondo nero azurée (secondi continui al 12, ore crono al 6, minuti crono al 9), indici applicati, datario al 3. Movimento meccanico automatico, calibro Lemania 283 su base ETA 2892. Periodo: 1980-1990.

Linea Sea Horse. Solotempo subacqueo da 38 mm (spessore di 9 mm), in acciaio, lunetta girevole unidirezionale incisa con la scala sessagesimale e zigrinata esternamente, vetro zaffiro, fondello e corona a vite. Impermeabile fino a 20 atmosfere. Quadrante bianco, indici applicati e lancette a bastone luminescenti, datario al 3. Movimento al quarzo, calibro ETA 955.122. Periodo: anni ‘90.

Negli anni ‘90, si diffuse la moda degli orologi imponenti, destinati ad usi professionali e la Maison si è distinta con un esemplare quale il Teknodiver, un cronografo automatico, animato dall’affidabilissimo ETA-Valjoux 7750. Lo spessore della cassa è notevole e, unitamente a corona e fondello, anche i pulsanti crono sono serrati a vite, a garanzia di un’impermeabilità fini a 100 atmosfere. La necessaria opacità superficiale di un “diver” è ottenuta mediante “micropallinatura” e la ghiera girevole unidirezionale è attivata in virtù d’incavi sinuosi dal tratto anatomico. Le anse sagomate, infine, favoriscono l’integrazione del bracciale. In quegli anni, poi, videro la luce le linee Sea Lion, Marine Letout (calendario completo) e Sea Horse, impermeabile fino a 20 atmosfere, accomunate da lunetta godronata, anse raccordate da un elemento piatto, spallette di protezione per la corona. Ad eccezione del cronografo Sea Lion, automatico, continua la scelta di calibri al quarzo, confermando la cura del dettaglio, come il costoso cinturino con imbottiture del Sea Lion e il prezioso medaglione applicato sul fondello del Letout.

Linea Museum (2023), Chrono 1940, cronografo in acciaio da 41 mm, lunetta a spiovente, vetro zaffiro ricurvo, fondello a vite e a vista, pulsanti a sezione rettangolare. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante bianco in porcellana, indici a numeri arabi serigrafati neri, lancette Breguet brunite, scala tachimetrica a chiocciola e scala telemetrica periferica in rosso, bicompax. Movimento automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW510BH, rotore personalizzato con monogramma inciso. Cinturino in pelle stampa alligatore. Serie limitata a 100 pezzi

Linea Museum (2023), Chaux-de-Fonds “Cioccolatino”, in acciaio IP Gold da 34×24,7 mm, brancards laterali ricurvi all’altezza delle anse rifiniti con 34 diamanti, vetro zaffiro ricurvo, fondello fissato da viti. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante bianco, indici a numeri arabi e a barretta applicati e dorati, lancette a bastone dorate. Movimento al quarzo. Cinturino in tessuto shantung. Serie limitata a 100 pezzi

Linea Museum (2024), solotempo in acciaio da 40 mm, lunetta lucida a spiovente, vetro zaffiro a doppia curvatura, corona a vite, fondello a vite e a vista. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante bianco, indici a numeri arabi serigrafati neri, lancette Breguet brunite, scala 24 ore interna in rosso, finestrelle day-date al 3. Movimento automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW220. Bracciale in acciaio.

 

Linea Museum (2024), solotempo femminile in acciaio da 34×24,7 mm, brancards laterali lucidi e ricurvi, vetro zaffiro curvato, fondello fissato con viti. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante in madreperla, indici in diamanti, lancette a bastone. Movimento “Swiss Made”, al quarzo. Bracciale in acciaio.

Collezione Museum

Dopo questo breve excursus, decisamente significativo, relativamente alle fonti d’ispirazione delle collezioni attualmente presenti in catalogo, spazio alla linea Museum, fortemente voluta, come anticipato, da Massimo Carraro, omaggio esclusivo ai connotati contemporanei di modelli iconici di Philip Watch. A partire dal 2023, l’archivio storico della Casa e la tradizione Swiss Made, sono stati portati alla luce attraverso delle rivisitazioni degne di nota, a cominciare, ça va sans dire, dal Chrono 1940, di cui abbiamo parlato poc’anzi, in edizione limitata a 100 pezzi. Su cassa da 41 mm in acciaio, con vetro zaffiro ricurvo, fondello chiuso a vite e pulsanti a sezione rettangolare, spicca un quadrante fedelmente mantenuto in porcellana bianca, con scala tachimetrica centrale (a chiocciola) e tachimetrica periferica in rosso, percorso da sfere Breguet brunite; il movimento automatico, calibro SW510BH, ad affissione bicompax, dispone di rotore personalizzato, e il cinturino nero è in pelle stampa alligatore. Sempre nel 2023, per il pubblico femminile, il modello Museum è stato destinato ad una versione del Chaux-de-Fonds “Cioccolatino”, ispirato da un esemplare degli anni ’50 (100 pezzi): la cassa di forma da 34×24,7 mm in acciaio IP gold, meno allungata rispetto all’originale, prevede due brancards laterali su cui sono incastonati 34 diamanti, fondello a vite, vetro zaffiro curvo e, sul quadrante bianco, ecco indici applicati e dorati “accompagnati” da sfere a bastone; chiude l’elegante insieme un cinturino in shantung di seta blu. Nel 2024, la capsule Museum si compone primariamente di un solotempo day-date ripreso dagli anni ’40, classicissimo con corona e fondello a vite (a vista sul calibro automatico “Swiss Made”, Sellita SW220), bracciale e quadrante bianco “bubble printing” con effetto 3D, sottolineato dal contrasto bianco-rosso, sfere Breguet brunite e finestrelle al 3. A questo modello vanno aggiunte due versioni con datario al 3 e giorno della settimana – per esteso – al 12 (calibro automatico Sellita SW240), proposte con quadrante nero e sabbia, rispettivamente con bracciale acciaio o cinturino marrone. Infine, quadrante blu o bianco su acciaio per la variante più minimal con data al 3, anche IP Rose Gold con quadrante marrone(calibro automatico Sellita SW 200-1). La variante Museum 2024 per lei, prende le mosse ancora dal sopraillustrato Chaux-de-Fonds “Cioccolatino” degli anni ’50, elaborandone la cassa in acciaio su di un formato, di fatto, rettangolare, da 34×24,7 mm, con vetro zaffiro ricurvo: oltre alla versione con quadrante in madreperla e diamanti (bracciale), ecco l’acciaio e la madreperla associati ad un cinturino in satin, poi, ancora, su acciaio e bracciale, i modelli con quadrante bianco e numeri romani, uno dei quali PVD Gold. 

Linea Museum (2025), Riserva di Carica in acciaio PVD Rose Gold da 40 mm, lunetta lucida a spiovente, vetro zaffiro a doppia curvatura, corona a vite, fondello a vite e a vista. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante bianco opaco, indici a numeri arabi serigrafati dorati, lancette Breguet dorate, riserva di carica al 6, piccoli secondi al 9, datario al 3. Movimento automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW279-1, autonomia di 38 ore. Cinturino in pelle stampa alligatore.

Linea Museum (2026), solotempo femminile in acciaio PVD Gold da 31×21,5 mm, brancards laterali ricurvi rifiniti con 34 diamanti, vetro zaffiro curvato, fondello serrato da viti. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante in madreperla, indici a numeri romani dorati e applicati, lancette a bastone dorate. Movimento “Swiss Made”, al quarzo. Bracciale in acciaio PVD Gold.

Linea Museum (2025), solotempo femminile in acciaio da 31×21,5 mm, brancards laterali ricurvi rifiniti con 34 diamanti, vetro zaffiro curvato, fondello a vite. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante bianco, indici a numeri romani serigrafati neri, lancette a bastone. Movimento “Swiss Made”, al quarzo. Bracciale in acciaio.

Nel 2025, Philip Watch ha voluto, ulteriormente, alzare il tiro della collezione Museum, presentando un’accattivante limited edition da 500 pezzi, completata da una complicazione quale la riserva di carica, proposta, con discrezione, al 6. La cassa da 40 mm, in acciaio PVD Rose Gold ospita un movimento automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW279-1, capace di 38 ore di autonomia, visibile fronte fondello. Con finitura lucida e lunetta a spiovente, l’orologio è proposto con quadrante bianco opaco, con piccoli secondi al 9; il vetro zaffiro a doppia curvatura dona profondità al quadrante e il modello è completato da un cinturino in pelle stampa alligatore, a confermare un insieme d’indiscutibile raffinatezza. Per l’universo femminile, sempre sulla scia degli esemplari di forma degli anni ’50, la cassa, ulteriormente ridotta nelle dimensioni (31×21,5 mm), in acciaio con bracciale corona e fondello a vite, è declinata con brancards rifiniti da 34 diamanti e quadrante bianco con numeri romani, ma anche con quadrante nero ed indici in diamanti, oppure ancora PVD Gold e indici a numeri romani su fondo bianco. E concludiamo, anticipando una novità di quest’anno, con l’integrazione della collezione Museum, destinata solo al polso femminile, a continuare il messaggio di stile sottolineato nel 2025 e, quindi, su cassa di forma dalle medesime dimensioni, con una versione in acciaio PVD Gold, definita da 34 diamanti sui brancards laterali addolciti in prossimità dell’aggancio del bracciale; il quadrante è in madreperla con indici romani PVD Gold. Mood più tradizionale si può osservare sulla variante in acciaio con quadrante bianco disegnato da numeri romani serigrafati neri, il cui bracciale prevede, in alternanza, maglie PVD Gold.

Linea Caribe Diving, cronografo in acciaio da 42 mm, lunetta girevole unidirezionale in acciaio con anello nero graduato in ceramica, vetro zaffiro antiriflesso, fondello e corona – con spallette di protezione – a vite personalizzati, valvola per l’elio. Impermeabile fino a 20 atmosfere. Quadrante nero con motivo ad onde stampato, indici “obus” e lancette Mercedes luminescenti, contatori crono con scale a colori, scala tachimetrica periferica, day-date al 3. Movimento meccanico automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW500, certificato Cronometro COSC. Bracciale in acciaio con estensione diving. Packaging con cinturino aggiuntivo in silicone nero (fibbia déployante), intercambiabile mediante sistema easy-click. Prezzo: 2.390 euro. Edizione limitata a 150 pezzi. 

Linea Caribe Diving, cronografo in acciaio satinato da 42 mm, lunetta fissa in ceramica con incisa la scala tachimetrica dorata, vetro zaffiro antiriflesso, fondello e corona – con spallette di protezione – a vite personalizzati. Impermeabile fino a 20 atmosfere. Quadrante nero, indici a bastone e lancette tipo Dauphine luminescenti, contatori  “ton sur ton”, day-date al 3. Movimento meccanico automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW500. Bracciale in acciaio e cinturino aggiuntivo in silicone nero (fibbia déployante), intercambiabile mediante sistema easy-click. Prezzo: 2.190 euro. 

Linea Caribe Sport, GMT in acciaio satinato da 42 mm, lunetta girevole in acciaio con anello in ceramica bicolore serigrafato con scala 24 ore (verde per le ore diurne, nero per le ore notturne), vetro zaffiro antiriflesso, fondello e corona – con spallette di protezione – a vite personalizzati. Impermeabile fino a 10 atmosfere. Quadrante verde, indici geometrici applicati e lancette tipo Dauphine luminescenti, sfera del secondo fuso orario a punta di freccia, datario al 3. Movimento meccanico automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW330-2. Bracciale in acciaio. Prezzo: 1.390 euro. Serie limitata a 500 pezzi. 

La collezione Spring/Summer 2026 

Evidentemente, in aggiunta ai summenzionati Museum Lady, quest’anno, Philip Watch ha voluto accelerare nel contesto della sua collezione più identificativa, ossia la Caribe, il cui nome ed il cui stile s’inseriscono perfettamente nel solco tracciato dalla serie Caribbean, dove l’indirizzo sportivo e/o professionale si fonde con quello “urban”. Sono due, principalmente, le declinazioni affrontate, ossia Diving e Sport. Riguardo la prima, appare chiarissimo il riferimento strutturale ed estetico al Teknodiver Chronograph degli anni ’90, in particolare, per la grafica e le cromie sul quadrante nero, stampato con discreto motivo a onde, con impostazione verticale dei contatori, scala tachimetrica periferica, datario a finestrella al 3 (a cui, la versione moderna aggiunge quella del giorno della settimana) e sfere tipo Mercedes luminescenti, così come gl’indici “obus” applicati; più specificamente, la scala del contatore dei minuti crono, al 12, presenta gl’intervalli di dieci minuti in bianco, blu e giallo, mentre quello delle ore crono, al 6, su 12 unità, colora di blu il lato destro della relativa scala. La cassa in acciaio di questo Caribe Diving, realizzato in serie limitata a 150 esemplari, da 42 mm, a finitura satinata, è completata da corona – protetta da spallette – e fondello chiusi a vite, valvola per la fuoriuscita dell’elio, ghiera girevole unidirezionale con anello graduato in ceramica nera e vetro zaffiro antiriflesso. Il concept subacqueo “professionale”, ad assicurare un’impermeabilità fino a 20 atmosfere, è confermato dall’impiego di un bracciale estensibile. Il fiore all’occhiello, che giustifica la decisione di offrire l’orologio in un numero limitato di esemplari, è la certificazione COSC – Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres – del calibro automatico “Swiss Made” impiegato, ossia il Sellita SW500 (ispirato schematicamente e tecnicamente dal Valjoux 7750, utilizzato sul Teknodiver): 30 mm di diametro (13 ¼’’’), 7,9 mm di spessore, 28.800 alternanze/ora, rotore di carica unidirezionale, autonomia di 62 ore, stop seconds, correzione rapida di giorno e data, regolazione a vite eccentrica. In tal senso, ogni movimento certificato viene sottoposto per un periodo di 12-20 giorni consecutivi, a test rigorosi che, in base a criteri definiti, misurano la capacità del meccanismo di mantenere una precisione stabilita in diverse posizioni o condizioni di funzionamento: lo scarto deve essere compreso tra -4 e +6 secondi al giorno. La Casa ha presentato anche un altro modello di Caribe Diving, dai medesimi misura, movimento, grafica e connotati strutturali, fatta eccezione per la valvola dell’elio e per la lunetta fissa con anello in ceramica su cui è incisa la scala tachimetrica in tonalità dorata. Sul quadrante nero, i contatori azurée presentano scale sempre su cromia dorata, mentre le sfere sono di tipo Dauphine e la loro luminescenza, unitamente a quella degl’indici applicati, è su tono “vintage”. La dotazione include un cofanetto speciale con cinturino aggiuntivo in silicone e fibbia déployante, facilmente intercambiabile con il bracciale grazie al sistema easy-click. Veniamo, infine, al nuovo modello Caribe Sport, un GMT esclusivo e lanciato anch’esso in serie limitata, a 500 esemplari, per globetrotter amanti della distintività. La cassa in acciaio, da 42 mm ospita un movimento automatico “Swiss Made”, calibro Sellita SW330-2, con indicazione di doppio fuso orario e data (a finestrella, al 3): 11 ½’’’, 4,1 mm di spessore, 25 rubini, 28.800 alternanze/ora, bilanciere in Glucydur, regolazione a vite eccentrica, 56 ore di riserva di carica. Con fondello e corona a vite (impermeabilità fino a 10 atmosfere), prevede una lunetta girevole bidirezionale bicolore, ad accogliere la scala 24 ore, in nero (fascia notturna) e verde (fascia diurna). La stessa tonalità verde intenso la ritroviamo sul quadrante, protetto da vetro zaffiro antiriflesso, con indici geometrici applicati e luminescenti, allo stesso modo delle sfere tipo Dauphine; completano il quadro, la sfera centrale a punta di freccia, ad indicare il secondo fuso orario e il datario a finestrella al 3, con lente d’ingrandimento.


Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia

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