READING

Roger Dubuis, Excalibur Orbis in Machina Central M...

Roger Dubuis, Excalibur Orbis in Machina Central Monotourbillon 

La Maison, ch prende il nome da uno dei più grandi Maestri Orologiai vissuti tra il XX e il XXI secolo, richiama ed approfondisce una sua indiscutibile firma tecnica, il Tourbillon. Il primo meccanismo di manifattura, a presentare il prodigioso dispositivo inventato da Abraham-Louis Breguet, fu presentato nel 2003, seguito, due anni dopo, dal Double Tourbillon. Oggi, Gregory Bruttin, Product Strategy Director della Maison ha voluto riprendere il fil rouge con questo dispositivo, onorando il Maestro Roger Dubuis, con un originale Tourbillon centrale. 

La manifattura Roger Dubuis fin dal suo avvio, nel 1995 ha dimostrato di avere, nell’audacia e nella componente visionaria due indiscutibili punti di forza. Caratteristiche che hanno portato con sé l’avanguardia nel design espressivo e nell’interpretazione delle complicazioni, anche quelle più tradizionali. Un approccio unico, alimentato dal sogno dello stesso Roger Dubuis (ha lavorato per ben 14 anni nell’atelier complicazioni di Patek Philippe), che immaginava orologi unici per la sua più stretta cerchia di amici. La sua spinta propulsiva, immancabile e costante fino alla sua scomparsa, nel 2017, hanno delineato i confini entro i quali la Maison ha definito e plasmato il suo DNA, ossia l’Hyper Horology. Quest’anno, il viaggio di Roger Dubuis riprende da quella complicazione che, unitamente all’arte della scheletratura, l’ha resa riconoscibile ed identificabile al primo sguardo: il tourbillon. Un modo, peraltro, di onorare la figura del “Maestro Orologiaio” Roger Dubuis ed il suo talento nel saper vestire il segnatempo di tecnica e passione. Così, durante Watches and Wonders a Ginevra, la Casa ha presentato quattro interpretazioni della gabbia ruotante, ossia l’Excalibur Titanium Monotourbillon, l’Excalibur Dragon Monotourbillon, l’Excalibur Sunrise Double Tourbillon e, last but not least, l’Orbis in Machina. 

Excalibur Orbis in Machina Central Monotourbillon, in oro rosa, da 45 mm (spessore di 14,41 mm); vetro zaffiro, fondello fissato da quattro viti e integrato da vetro zaffiro; pulsante al 2 per la selezione di ricarica/messa all’ora, triplice ansa. Impermeabilità fino a 10 atmosfere. Quadrante a vista, tourbillon centrale, scale di ore/minuti/secondi concentriche, a partire dagl’indici trapezoidali applicati sul rehaut, sfere di minuti e secondi costituite da componenti traforate “volanti”.  Movimento manuale di manifattura, calibro RD115, 72 ore di riserva di carica. Cinturino in pelle di vitello nera. Edizione limitata ad 88 esemplari.

In quest’immagine si può apprezzare la fluida imponenza dell’Excalibur Orbis in Machina Central Monotourbillon, con la caratteristica triplice ansa molto allungata, la lunetta incisa perifericamente e il forte impatto tridimensionale dell’impianto meccanico centrale “governato” dal monotourbillon.  

Ed è proprio su quest’ultima che concentreremo la nostra attenzione, concretizzandosi, infatti, in un tourbillon volante centrale, in cui la complicazione si colloca a metà strada fra la tradizione e l’ingegneria moderna, sottolineando la dualità del design e creando un collegamento visibile tra le diverse generazioni di appassionati. Il nome, Orbis in Machina, è un omaggio alla natura girevole del tourbillon, incontrando il desiderio di renderlo, anche visivamente, indiscutibile protagonista del quadrante. Il viaggio della Maison all’interno dei segreti di questa complicazione è cominciato nel 2003, con il calibro RD03, di forma e, dopo averne esplorato angoli inediti, sempre e rigorosamente “volanti”, oggi ne propone un’interpretazione affascinante, con la quale si sono misurati pochissimi marchi. La ben nota cassa Excalibur, in un formato importante, da ben 45 mm di diametro (e 14,41 mm di spessore), in oro rosa – edizione limitata a 88 esemplari -, infatti, accoglie il calibro manuale di manifattura RD115, la cui vista fronte e retro è protetta da vetro zaffiro, nonché da una struttura in grado di resistere fino a 10 atmosfere. Dal diametro di 16’’’ ed un’altezza di 12,2 mm, scorrente su 29 rubini, costituito da 283 componenti e operativo a 21.600 alternanze/ora, questo calibro assicura una riserva di carica di ben 72 ore. La sua architettura trae ispirazione dal passato e specificamente da un orologio da tasca anonimo, per trasformarlo in un meccanismo moderno. Ecco, allora, che la filosofia della selezione di funzione, ripresa dall’impostazione delle antiche ébauche d’alta orologeria, ha permesso agli orologiai di posizionare il sistema di carica e regolazione nella parte inferiore del movimento, liberando più spazio superiormente per la lancetta delle ore. Innovazione presente anche nel contesto dei materiali, pensati con l’obiettivo di limitare l’influenza dei campi magnetici e mantenere, nel contempo, un peso calibrato sul comfort al polso. In tal senso, la gabbia inferiore del tourbillon è in titanio antimagnetico – due volte più leggero dell’acciaio – mentre la gabbia superiore è in titanio lucidato a specchio. Il cromo cobalto, anch’esso non magnetico, completa la composizione materica della gabbia, consentendo di ridurre il peso del tourbillon del 16%.

Quest’orologio dei contrasti, non solo tra contemporaneità e tradizione, li evidenzia anche nelle finiture, con gli sfacci lucidi su di un fondo satinato. Il quadrante presenta una forte profondità in virtù della costruzione verticale frontale del meccanismo, dominata dal tourbillon centrale e distribuita a visualizzare su dischi sottostanti, ore e minuti.

Fronte posteriore del calibro manuale di manifattura RD115: 283 elementi, 16’’’, 12,2 mm di spessore, 29 rubini, bilanciere con viti di compensazione oscillante a 21.600 alternanze/ora, gabbia del tourbillon a un minuto (sul fronte) in titanio antimagnetico, antiurto Incabloc, riserva di carica di 72 ore. A sinistra, dispositivo di ricarica/regolazione; a destra, grande ruota mediana, ingaggiata con un pignone centrale dei minuti per un rinvio diretto dell’indicazione relativa. Finitura dei cinque ponti a Côtes de Genève e ad Anglage.

Il posizionamento centrale del tourbillon a un minuto, peraltro, in luogo di quello identificativo della Maison, ossia al 7, con la conseguente collocazione dei dischi delle ore e dei minuti sull’asse verticale ha permesso di creare spazi nella fascia periferica dell’impianto tecnico, accentuandone la composizione 3D e conferendo volume all’insieme. Il Monotourbillon Centrale, dunque, grazie a un nuovo sistema planetario in attesa di brevetto, ha determinato una visualizzazione diversa delle lancette, seppur in un ordine logico ed intuitivo, dall’interno – sfera indicatrice dei piccoli secondi continui calettata sull’asse di rotazione del tourbillon – all’esterno (riferimento sovradimensionato delle ore, su doppio elemento connesso al disco relativo ruotante su cuscinetti a sfera, a percorrere indici trapezoidali e applicati sul rehaut), passando per i minuti, con la loro scala concentrica attraversata da una componente stilizzata a freccia e fissata a vite sul disco demoltiplicato riguardante i primi (sempre in rotazione su cuscinetti a sfera). Quindi, la visualizzazione oraria gioca su cerchi concentrici, che mescolano l’anima metallica del meccanismo in oro rosa, con il grigio degli anelli graduati, in favore dell’immediatezza della lettura. Roger Dubuis, così, sublima un’arte ad essa familiare, quale la scheletratura, dandone un’originale interpretazione. Come accennato poc’anzi, poi, questo particolare “display” ha imposto lo spostamento del sistema di regolazione e ricarica sul fronte posteriore del meccanismo e l’invenzione di un sistema in attesa di brevetto, studiato per disimpegnare, mediante un pulsante sopra la corona, in modo sicuro le lancette, nella fase della ricarica, evitando di estrarre la corona ed ingaggiare i ruotismi connessi con il delicato movimento del tourbillon. D’impatto, sul fronte posteriore del meccanismo, visibile attraverso il vetro zaffiro adattato sul fondello, oltre al succitato device regolazione/ricarica e ai cinque ponti rifiniti a Côtes de Genève e tagliati ad Anglage, la grande ruota mediana del treno del tempo, prendere il moto dal bariletto e trasferirlo direttamente ad un pignone dentato centrale, per conferire movimento ai minuti in modalità diretta ed evitando ulteriori frizioni. L’insieme fruisce della certificazione Poinçon de Genève, in base alla quale le superfici di ogni componente all’interno del calibro devono essere decorate a mano secondo i più alti standard, un connotato da ritenersi “normale” per Roger Dubuis. Nell’Orbis in Machina, le due facce di una medaglia meccanica di altissimo livello, contrappongono architetture contemporanee, ad un look, quello sul retro, basato su di un patrimonio sicuramente apprezzato dagl’intenditori dell’alta orologeria, il tutto “condito” con ben 19 tecniche di rifinitura specifiche, tra cui il Perlage, Côtes de Genève e il decoro a chiocciola. Insomma, l’Orbis in Machina Central Monotourbillon configura un orologio di contrasti, ma finemente armonizzati.

Il fronte superiore della gabbia del tourbillon, in titanio antimagnetico, è a tre bracci e s’ispira alla Croce Celtica, mentre il bilanciere presenta viti di compensazione.


Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia

ARTICOLI CORRELATI