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L’orologio che testimoniò l’incontro tra l’uomo e ...

L’orologio che testimoniò l’incontro tra l’uomo e la Luna

Ѐ stata l’anima del “primo orologio indossato sulla Luna”, un calibro perfettamente ricostruito e riproposto dalla Maison all’interno dello Speedmaster Moonwatch 321 Platino.  

Il calibro 27 CHRO C12 è uno dei più piccoli calibri crono mai elaborati, manuale. Con contatore delle 12 ore, è funzionante a 18.000 alternanze/ora dotato di riserva di carica di 46 ore, di 17 rubini, e con smistamento delle funzioni crono mediante ruota a colonne, al servizio di un innesto orizzontale. Vide la luce tra il 1943 e il 1945, quando vennero introdotti il dispositivo antiurto, il bilanciere monometallico e la spirale antimagnetica e infine nel 1946, quando furono apportate le ulteriori modifiche che riguardavano il meccanismo di scatto istantaneo dei minuti crono. 

Fu impiegato, inizialmente, su casse da 32,5 mm e 35 mm. Il calibro venne ridefinito come 321 nel 1949 (320, nella variante priva del contatore delle ore crono su 12 unità). Quel meccanismo, quattordici anni dopo la sua presentazione (1957), sarebbe stato vestito dal designer Claude Baillod con una cassa aggressiva e compatta, da 39 mm di diametro, definita da una lunetta con scala tachimetrica incisa (novità assoluta per l’epoca; divenne nera a partire dal 1960 su di una cassa dal diametro ampliato a 40 mm), da pulsanti a pompa, da fondello chiuso a vite e da un quadrante nero – tri-compax – con lancette “broad arrow” luminescenti. Nessuno ha mai saputo a chi per primo venne l’idea di denominare Speedmaster quel modello, presentato con il seguente claim: “Un nuovo tipo di cronografo, con tachimetro, studiato per la ricerca, l’industria e lo sport”.

Nel 1959, lo stesso orologio fu proposto con lunetta incisa in alluminio nero e sfere Alpha e, di fatto, si trattò del primo Omega Speedmaster indossato nello spazio, poiché fu scelto (un acquisto personale) da Walter Schirra per la missione Sigma 7 (nel contesto del programma Mercury della NASA), partita il 3 ottobre del 1962.

La NASA in quel periodo, dopo i programmi spaziali Mercury, svolti tra il 1961 e 1963 stabilì che, per le future missioni Gemini e Apollo, e per le ipotizzate “uscite” sul suolo lunare, gli astronauti dovessero disporre del cronografo più preciso, robusto e resistente possibile – perché molte variabili operative venivano misurate in secondi e minuti. Così, nel settembre del 1964, l’agenzia spaziale americana avviò una serie di severi test sugli orologi che coinvolsero sei brand pre-selezionati e, alla fine, fu Speedmaster ad ottenere la certificazione “Flight Qualified by NASA for all Manned Space Missions” il primo marzo 1965. Quel modello, sul cui quadrante comparve l’indicazione “Professional”, fu quello che venne allacciato al polso di Armstrong, Aldrin e Collins (ref. ST 105.012), mediante un lungo cinturino in velcro, il 16 luglio 1969 alle 05.35, circa quattro ore prima della partenza dell’Apollo 11 verso la Luna, ma anche, precedentemente, ad esempio, al polso di Ed White, primo americano a compiere una “passeggiata” nello spazio, il 3 giugno del 1965 (ref. ST 105.003). 

Attraverso il vetro zaffiro integrato al fondello chiuso a vite, ecco il calibro 321, tornato a nuova vita. Ci sono voluti due anni per mettere a punto il meccanismo analizzando approfonditamente l’originale impiegato per la ref. ST 105.003.

Omega, nell’ambito delle celebrazioni del 50° anniversario del suddetto allunaggio, dopo aver lanciato, in maggio due versioni di Speedmaster in oro Moonshine e in acciaio, ha voluto ricostruire fedelmente quel celeberrimo movimento per inserirlo nel nuovo Speedmaster Moonwatch 321 Platino da 42 mm (cassa lucida e spazzolata, per la precisione in una speciale lega di platino e oro). Per questo fine, ha riunito un team di esperti, tra ricercatori, progettisti, storici e maestri orologiai, che ha lavorato per più di due anni in totale segreto: il progetto è stato chiamato, in codice “Alaska 11”, lo stesso con cui Omega connotava i design dello Speedmaster destinato alla NASA negli anni ’60 e ’70. Come riferimento tecnico è stata usata la seconda generazione del calibro 321, analizzato nei minimi dettagli, grazie ad un metodo avanzato di scansione digitale, specificamente quello inserito nello Speedmaster indossato da Eugen Cernan durante la missione Apollo 17 del 1972 (ref. ST 105.003). Cernan fu l’ultimo uomo a “camminare sulla Luna” e il suo Speedmaster è oggi ospitato press il Museo Omega di Bienne. Il risultato, come detto, rispecchia fedelmente e tecnicamente il design del 321 del “periodo della Luna”, così come la cassa si ispira a quella asimmetrica dello Speedmaster di quarta generazione, con anse sfaccettate, mentre il cinturino è in pelle nera con fibbia in platino; la lunetta in ceramica nera è incisa con la scala tachimetrica in smalto bianco. Il quadrante è in onice di colore nero profondo, ed accoglie i tre contatori  con fondo in vera meteorite lunare; indici e lancette (ad eccezione della sfera dei secondi crono) sono in oro bianco. 

Calibro 321 nella sua versione originale, espressiva di una visualizzazione tri-compax (con contatore delle 12 ore). Queste le caratteristiche: 18.000 alternanze/ora, bilanciere con viti di compensazione e spirale Breguet, 17 rubini, riserva di carica di 46 ore, smistamento delle funzioni crono mediante ruota a colonne, innesto orizzontale, regolazione di precisione su racchetta.


Romano, appassionato di orologi fin dalla tenera età, vivo nel passato ma scrivo tutti giorni per Il Giornale e InsideOver, dove mi occupo di analisi militari e notizie dall'estero. Scrivo anche sul Foglio, dove argomento pensieri politicamente scorretti, il più delle volte.

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