Tudor, tra subacquei e crono

Ripercorriamo le tappe salienti della storia di Tudor, sottolineando quanto l’attualità sia ispirata costantemente dai modelli più significativi e iconici, in particolare, lanciati negli anni ‘60/’70.

Nel febbraio del 1926, la Casa di produzione e vendita di orologi “Veuve de Philippe Hüter”, registrò il marchio “The Tudor” per conto di Hans Wilsdorf. E già, proprio lui, il fondatore della Rolex, a quel tempo stabilitosi a Ginevra che, quindi, ne acquisì dal titolare i diritti in esclusiva di utilizzo. I primi orologi, nel 1932, recavano sul quadrante semplicemente la firma Tudor, con la barra orizzontale della lettera “T” che si allungava sopra le altre lettere; alcuni rari esemplari visualizzavano anche il nome Rolex, accanto a quello di Tudor: ciò voleva significare la garanzia della qualità tecnica ed estetica dei segnatempo Tudor da parte della Rolex, fino a quando il neonato brand non avesse raggiunto un’autonomia oggettiva su quei terreni. I primi esemplari firmati Tudor, da uomo e da donna, erano per lo più rettangolari, tonneau o con i lati smussati. Sempre nel 1932 alcuni orologi Tudor fabbricati per il mercato australiano vennero forniti in esclusiva alla società Willis, cui fu affidato il compito di distribuirli nelle migliori gioiellerie del Paese (una di esse, la Catanach’s Jewellers, dette il nome anche ad una particolare versione dei suddetti modelli rettangolari).

Orologio rettangolare in metallo cromato, Tudor Catanach’s, con i lati smussati. Quadrante crema bicolore, numeri arabi, lancette a bastone in acciaio azzurrato luminescente, minuteria chemin de fer e piccoli secondi al 6. Calibro di forma tonneau.

Il 15 ottobre del 1936, Wilsdorf acquisì in via definitiva il marchio dalla “Veuve de Philippe Hüter” e, nello stesso periodo, sui quadranti comparì la rosa della dinastia dei Tudor, il cui logo è inserito all’interno di uno scudo, a simboleggiare la forza unita con la grazia. La svolta decisiva avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando, il 6 marzo 1946, Wilsdorf decise che era arrivato il momento di conferire una precisa identità al marchio: nacque la “Montres Tudor S.A.”, anche se la produzione e i contenuti tecnici degli orologi continuavano ad essere garantiti da Rolex, che ne seguiva anche l’assistenza post-vendita e la distribuzione. Questo il pensiero di Hans Wilsdorf a sostegno di questa sua scelta strategica: “Da anni sto studiando la possibilità di realizzare orologi che i nostri concessionari possano vendere a un prezzo minore dei nostri Rolex, ma che possano godere della stessa tradizionale fiducia. Ho, dunque, deciso di fondare una società distinta, dedita alla creazione e alla vendita di questi nuovi orologi. Questa società si chiama Montres Tudor S.A.”. Un anno dopo il lancio ufficiale, lo scudo scomparve dal logo e, in seguito, sarà costituito solo dal nome della Società o dalla rosa, disegnata o in rilievo, puntando così ad evidenziare l’eleganza e lo stile del marchio. Una delle date chiave nella storia di Tudor, comunque, fu il 1952, con il lancio dell’Oyster Prince, nella cui campagna pubblicitaria (in essa, venivano sottolineate le doti di resistenza, affidabilità e precisione del modello, anche attraverso immagini di uomini che operavano in condizioni estreme con un Tudor al polso), Wilsdorf stesso affermava: “Ho deciso che il Tudor Prince merita di condividere con Rolex due vantaggi che non permetterei a nessun altro orologio di utilizzare: la celebre ed esclusiva cassa Oyster impermeabile e l’originale meccanismo automatico con rotore Perpetual. Tutti i Tudor Oyster Prince fruiranno di queste due eccezionali caratteristiche, finora un’esclusiva di Rolex. Questo indica, io penso, la misura della nostra fiducia in questo nuovo orologio.

Campagna pubblicitaria Tudor Oyster Prince del 1952. L’immagine in alto a sinistra, ritrae Hans Wilsdorf, il fondatore.

Queste prerogative di robustezza ed affidabilità consentiranno all’Oyster Prince di partecipare con successo, nello stesso anno, alla spedizione britannica, organizzata dalla Royal Navy, in Groenlandia. L’Oyster Prince è un orologio impermeabile con dimensioni di cassa che vanno da 31 mm per i modelli più piccoli a 34 mm per quelli più massicci. Aumenta, inoltre, di spessore per alloggiare il calibro automatico 390 – sviluppato da uno sbozzo FEF (Fabrique d’Ébauches de Fleurier), da 12 ½’’’, 18.000 alternanze/ora – , il cui rotore a “V” schelerato, soprannominato “farfalla”, reca l’incisione “TUDOR Swiss Patented AUTO-PRINCE”.

Nel 1957 vide la luce l’orologio-sveglia Tudor Advisor, uno dei modelli più atipici del Marchio, l’unico nella sua storia a proporre l’omonima funzione. Dal 1957 al 1977 ne vennero prodotte tre diverse versioni, due con cassa tipo Oyster, referenze 7926 (prodotto tra il 1957 e il 1968, estremamente raro – solo qualche migliaio di esemplari -) e 1537, e l’ultima con una nuova cassa dedicata, referenza 10050. Nel 2011 questo leggendario orologio sveglia è stato rilanciato con la referenza 79620T, interamente rivisto e con un diametro di 8 mm più grande (42 mm rispetto ai precedenti 34).

Tudor Advisor, ref. 7926, con cinturino in cuoio. Cassa Oyster modificata per ottimizzare le vibrazioni della funzione sveglia: due corone, al 2 e al 4, permettono di azionare, rispettivamente, la funzione sveglia e la funzione orario. Il movimento è il noto A. Schild.

Torniamo, però, qualche anno indietro, perché un altro momento decisamente significativo nella “biografia” della Casa ginevrina fu la presentazione del primo Tudor Submariner, nel 1954, la ref. 7922, che sarà seguita, fino al 1968, da altre quattro referenze, tutte evolutive, nella direzione dell’ottimizzazione dei connotati basilari dell’orologio subacqueo: muovendo dal comune denominatore della cassa da 37 mm (priva di spallette di protezione della corona, nelle ref. 7923. 7924 – del 1958, denominata “Big Crown” – e 7925), l’impermeabilità variava dai 100 ai 200 metri, erano impiegati movimenti manuali o automatici e l’ultima referenza della serie 7900, la 7928 (riconoscibile per la protezione della corona di carica di forma arrotondata prodotta fino alla fine degli anni ‘90), riassumeva questo lavoro di sviluppo, aggiungendo le spallette alla corona a vite, e confermando la resistenza fino a 20 atmosfere sulla base di un calibro automatico.

Il 7923 è l’unico Tudor Submariner ad essere dotato di movimento a carica manuale (calibro ETA 1182, 18.000 alternanze all’ora). Corona e fondello a vite, per un’impermeabilità pari a 10 atmosfere. Il quadrante laccato nero, non reca più l’iscrizione “ROTOR SELF-WINDING” a ore 6 (perché il calibro non era automatico) e, al posto di queste si trovano le diciture “SUBMARINER SHOCK-RESISTING” .

Dalla fine degli anni ’60, Tudor iniziò a presentare versioni del Submariner, certamente rispettose dei canoni strutturali stabiliti con la ref. 7928. Nel 1969, apparvero simultaneamente in catalogo due nuove referenze, la 7016 e la 7021, dotate di nuovi movimenti automatici (al posto del 390, ecco il calibro ETA 2483, sempre con la frequenza di 18.000 alternanze/ora) e di nuovi quadranti, con gli indici e le lancette dalla caratteristica forma quadrata (maggiormente predisposta ad incrementare la leggibilità in condizioni di buio, mediane l’uso di materiale luminescente), noti nell’ambiente dei collezionisti con il nome di “snowflake”. A questo proposito, sembra che sia stata la Marina Francese a giocare un ruolo fondamentale nel definire questo tratto delle sfere Tudor, divenuto, nel tempo, uno dei più caratteristici dell’orologeria moderna. In quanto ai quadranti, presentarono grandi indici carré e, proprio a partire dal 1969 il logo cambiò: la rosa scomparve, per essere sostituita dallo scudo, simbolo di solidità e di affidabilità. La ref. 7021, fu anche il primo Tudor Submariner a proporre una funzione calendario, mentre prende vita l’abbinamento quadrante-lunetta blu. In termini generali, comunque, le linee dell’orologio rimasero identiche a quelle stabilite dalla generazione precedente: cassa da 39 mm firmata Rolex, impermeabilità sino a 200 metri, protezione della corona di carica di forma arrotondata, corona a vite firmata Rolex, lunetta girevole graduata 60 minuti – con intervalli da 5 minuti e suddivisioni da un minuto tra lo 0 e il 15 -, bracciale tipo Oyster a maglie pieghevoli firmato Rolex (il vetro in Plexiglas non è più bombato ma piatto, spesso e prominente).

Tudor Oyster Prince Submariner, ref. 7016, automatico. Quadrante blu, con indici carré e lancette “snowflake). Cassa da 39 mm, corona protetta da spallette e serrata a vite. Impermeabilità fino a 200 metri.

A metà degli anni ‘70 furono inserite a catalogo altre varianti, tra cui una versione più piccola dell’orologio subacqueo, il Tudor Submariner Princess Date, che farà da apripista a tutta una serie di versioni ridotte che vedranno la luce negli anni successivi: il Submariner Prince Oysterdate, il Prince Oysterdate Mini-Sub e il Princess Oysterdate Lady-Sub. Gli ultimi anni della linea Submariner videro, inoltre, il recepimento di innovazioni significative: vetri zaffiro ad alta resistenza, lunette girevoli dentate, ma anche variazioni stilistiche concernenti il quadrante e la lunetta. In totale, dal 1969 al 1999 (seconda serie del Submariner), furono prodotte più di 20 referenze in numerose varianti. Per uno strumento destinato a una platea di professionisti, il miglior sigillo di qualità è l’essere adottato da organizzazioni ufficiali che ne fanno un uso estremo. Nella loro lunga storia i Tudor Submariner furono scelti dalla Marine Nationale Française (MN), dalla US Navy (USN) e da altre importanti organizzazioni militari in tutto il mondo: ciò ha permesso a questi orologi di accrescere la propria reputazione in materia di qualità e robustezza.

Tudor Oyster Prince Submariner “Marine Nationale”, ref. 9401, del 1977, fornito alla Marina Francese. Questa referenza presentava un cinturino confezionato dagli stessi sommozzatori con le cinghie dei paracadute, perché facilmente regolabile sulla muta. Sul fondello si trova l’incisione “M.N. 77”.

L’avventura di Tudor nel campo della cronografia da polso, è cominciata nel 1970 e si è distribuita, storicamente, sullo sviluppo di quattro famiglie di prodotti. La prima serie di modelli cronografici, fu chiamata Oysterdate. Animati da un movimento meccanico a carica manuale, Valjoux 7734, con smistamento della cronografia a camme, vennero presentati nel 1970. Le dimensioni della cassa erano importanti: diametro di 39 mm decisamente più imponente di molti standard dell’epoca, sfaccio smussato delle anse e le linee grintose. Anche lo stile grafico del quadrante era insolito: scommessa coraggiosa, ma vincente, in quanto l’Oysterdate trovò immediatamente il suo pubblico. Di questo primo cronografo sportivo Tudor esistono tre varianti, che si differenziavano tra loro per il tipo di lunetta. Due furono prodotte in serie, mentre la terza, invece, non venne mai commercializzata. Nel dettaglio, la referenza 7031/0 era caratterizzata da una lunetta sormontata da un inserto in Plexiglas, con scala tachimetrica graduata fino a 500 unità; la referenza 7032/0 esibiva una lunetta in acciaio satinato, con incisa una scala tachimetrica graduata fino a 500 unità; l’ultima, la referenza 7033/0, presentava una lunetta girevole bidirezionale con inserto graduato da 12 unità in alluminio anodizzato nero, ma, come accennato, non andrà mai oltre lo stadio di prototipo. I quadranti di queste prime tre referenze erano identici ed evidenziavano tre cromie: sfondo grigio, contatori neri e minuteria su sfondo bianco. Presentavano, inoltre, degli inconsueti indici luminosi dipinti, di forma pentagonale, che in ambiente collezionistico, si guadagneranno il soprannome di “Home Plate”, in quanto ricordavano la forma del piatto del campo da baseball. L’ultima particolarità riguardava il contatore dei minuti cronografici, su 45 minuti, una variante inusuale rispetto alla più comune suddivisione su 30 unità. In virtù delle loro casse impermeabili tipo Oyster e alle corone di carica a vite, questi cronografi erano testati impermeabili fino a una profondità di 50 metri (i pulsanti a vite impedivano l’azionamento accidentale del cronografo). Gli esemplari cronografici della seconda serie vennero lanciati nel 1971 e rimasero a catalogo fino al 1977. Soprannominati dagli appassionati “Montecarlo”, per i quadranti che ricordano il disco della roulette dei casinò, i crono della serie 7100 conservarono la cassa dei predecessori, il concept di quadrante, ma cambiarono il movimento. Al posto del calibro Valjoux 7734, fu introdotto il Valjoux 234 a carica manuale: era dotato di una frequenza più elevata, ossia 21.600 alternanze all’ora contro le precedenti 18.000, e prevedeva lo smistamento crono a ruota a colonne, più sofisticato. Tre furono i cronografi in questa nuova serie: la referenza 7149/0 (in luogo della 7031/0) con lunetta in Plexiglas e scala tachimetrica graduata fino a 500 unità all’ora; la referenza 7159/0 con lunetta in acciaio satinato e scala tachimetrica incisa (sostituisce la referenza 7032/0), la referenza 7169/0 diventa l’incarnazione del prototipo 7033/0 con lunetta girevole e da quel momento in poi sarà prodotta in serie.

Cronografo Tudor Oysterdate, ref. 7169/0, con lunetta girevole graduata su 12 ore, per leggere l’ora di un secondo fuso orario. Il quadrante, oltre a blu e grigio, era disponibile anche in nero e grigio.

Nel 1976, la Maison lanciò la terza famiglia di cronografi, i primi nella storia di Tudor a dotarsi di movimenti automatici. Catalogati come Prince Oysterdate, si resero noti anche con i nomi di “Automatic Chrono Time” o “Chrono Time”, a motivo delle diciture visibili sui quadranti. La cassa, pur conservando le linee generali delle famiglie precedenti, aumentò di spessore per fare spazio al rotore del movimento automatico, motivo per cui nell’ambiente dei collezionisti il modello sarà soprannominato “Big Block”, nome che perdurerà anche nelle serie successiva, la 79100, introdotta nel 1989, oggetto solo di lievi modifiche. Come le generazioni precedenti, anche la serie 9400 era strutturata su tre referenze, a seconda del tipo di lunetta (ognuna suddivisa in diverse varianti di quadrante). Due sono i filoni estetici che caratterizzarono questi orologi: uno s’ispira liberamente allo spirito dei quadranti delle due serie precedenti, talvolta chiamate “Exotic” dai collezionisti; l’altro punta a un forte contrasto tra quadrante e contatore con combinazioni bianco/nero o argento/bianco. Il movimento impiegato nei nuovi cronografi fu il calibro automatico Valjoux 7750: dello stesso diametro del Valjoux 234 a carica manuale (13’’’), era di 1,5 mm più spesso di quest’ultimo, con una frequenza di 28.800 alternanze/ora. Il dispositivo cronografico si fondava su di uno smistamento a camma con innesto a pignone oscillante, estremamente affidabile. Sul quadrante venne aggiunto anche il contatore delle ore, il gruppo dei contatori fu spostato verso sinistra e il datario trovo la sua collocazione al 3.

Tudor Prince Oysterdate “Big Block” del 1976, ref. 9430/0, dotato del calibro automatico Valjoux 7750 con regolazione rapida del datario. Quadrante tricompax, con contatori a contrasto.

Nel 1995, ecco la quarta serie dei Tudor Prince Oysterdate, con l’introduzione delle referenze 79200. Il cronografo automatico Prince Oysterdate venne rivisto in misura lieve, ma significativa. In primo luogo, la cassa, fu affinata e addolcita: dunque, linee più morbide e rotondità. Le modifiche investirono anche un nuovo, caratteristico quadrante: cromia argenté con contatori color crema; un inserto in alluminio anodizzato nero con indici ricalcati sostituì quello tradizionale in Plexiglas della lunetta tachimetrica. Un vetro zaffiro con lente ciclope venne adottato in sostituzione del Plexiglas. Il Valjoux 7750 fu confermato come calibro, proposto però in una versione sostanzialmente migliorata. La decorazione, interamente aggiornata, venne chiamata “spéciale Tudor”, il rotore fu inciso e dorato, le viti furono lucidate. Il 1996 fu importante, infine, perché, progressivamente, dalle casse, dalle corone di carica e dai bracciali degli orologi Tudor, scomparvero progressivamente i riferimenti diretti a Rolex.
Questo grande patrimonio storico di Tudor, oggi viene costantemente “consultato” e costituisce la prima, insostituibile fonte d’ispirazione per i modelli contemporanei.

Tudor Prince Oysterdate, referenza 79260, risalente al 1996. Ѐ quella che segna il passaggio dalla lunetta tachimetrica con inserto in Plexiglas a quella con disco in alluminio anodizzato. Automatico, quadrante con fondo argenté e contatori color crema.

Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia

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