Rado, rivoluzione tecnologica

L’orologio Rado si distingue nettamente nell’ambito del multiforme universo delle lancette, e costituisce una tipologia talmente a sé stante che anche l’approccio alla sua storia ed alla sua filosofia è completamente diverso rispetto a tutte le altre Maison del settore.

 “Il successo di Rado è da individuare nella filosofia stessa del marchio: intento pionieristico, continuità e forte spirito di corpo. Questo significa mostrare coraggio e anticipare nuovi percorsi. Questo significa essere diversi da tutti gli altri e, quindi, essere fedeli a questa differenza inseguendo con costanza gli obiettivi dichiarati”. Sono  parole del fondatore di Rado, Paul Lüthi, ancora oggi validissime. Rado, in quasi 60 anni di attività, ha saputo costruirsi un’immagine solida, legata a filo doppio, al design e, soprattutto, all’impiego di materiali altamente tecnologici ed inalterabili nel tempo. Rimanendo fedeli alla storia, le radici del brand affondano fino al 1917, quando i fratelli Fritz, Ernst e Werner Schlup aprirono la fabbrica di movimenti per orologeria “Schlup & Co.”,  a Lengnau, nel Cantone di Berna. Quarant’anni dopo, nel 1957, dieci anni dopo la sua entrata nella suddetta azienda, come poc’anzi accennato, Paul Lüthi, dopo averne assunto il controllo manageriale, cambio il nome in Rado e quella società, semplicemente fornitrice di meccanismi a terzi, di lì a poco sarebbe diventata la Rado Watch Co. Ltd. Proprio in quell’anno vide la luce l’iconica collezione Golden Horse, seguita, l’anno successivo dalla Green Horse, uno dei primi modelli Rado pubblicizzati per la loro impermeabilità: alla fine del decennio il brand era ormai distribuito in oltre 61 paesi. 

1962: Rado Dia Star, commercializzato come “il primo orologio antigraffio al mondo”.
1986: Rado Integral, utilizza la ceramica hi-tech antigraffio per il bracciale.

La vera e propria notorietà internazionale, comunque, avvenne con il DiaStar, nel 1962, il primo modello al mondo realizzato con vetro e cassa inscalfibili, di forma ovale, che incontrò subito un notevole successo: fu utilizzato all’uopo il carburo di tungsteno,  metallo la cui durezza superficiale è di 1.400 Vickers, pari a circa il doppio dell’acciaio temperato (720 Vickers), molto complicato da trattare. Da quel momento, Rado scelse la strada dell’unicità, lavorando su materiali particolarissimi, come il cristallo zaffiro, la ceramica hi-tech, il diamante high-tech, la ceramica hi-tech al plasma: lo sviluppo e la definizione delle caratteristiche di ogni materiale utilizzato sono avvenuti nei laboratori della Casa di Lengnau, unitamente all’elaborazione di un design particolare ed adattabile ad un’interpretazione moderna ed anticonvenzionale dell’orologio. Il design, per Rado significa “espressione esterna di una perfezione interna”. Ciò non ostante, la Casa non si considera un produttore di “orologi di design”, ma piuttosto un marchio con un design identificativo e riconoscibile: nessun fronzolo, linee chiare, moderne, innovative, stilisticamente pure, ricerca accurata dell’essenzialità, questi i connotati primari strutturali dei modelli Rado. L’obiettivo conseguente, poi, è quello di garantire la massima funzionalità, sia nel comfort al polso che nella leggibilità dell’ora. Il risultato di un simile processo creativo è senz’altro quello di proporsi al pubblico in un modo netto, senza compromessi: un Rado si ama o si odia, non ci sono vie di mezzo. E’ un orologio che, a partire dall’impiego di materiali così particolari, avanzati tecnologicamente e studiati nel dettaglio, provoca forti sensazioni, sia in negativo che in positivo. 

1990: Rado Ceramica, cassa e bracciale totalmente integrati in ceramica hi-tech.
1993: Rado Sintra, il primo orologio realizzato utilizzando un composto in carburo di titanio.  
2002: Rado V10K, l’orologio più duro al mondo, costruito con diamante hi-tech.

E’ ciò che è avvenuto negli anni con il DiaStar color oro del 1972, poi con il Dia 67, con cassa rivestita in vetro zaffiro metallizzato (1976), e, dopo l’entrata del brand nell’ambito dell’attuale Swatch Group (1983), con l’Integral, in cui fa il suo esordio la ceramica hi-tech per il bracciale. Una tecnologia questa, che trova il suo naturale sviluppo nella realizzazione (1990) del Rado Ceramica, il primo modello al mondo con cassa e bracciale integrati, in vetro zaffiro e ceramica hi-tech, seguito dal Sintra (1993), realizzato in cermet, ossia ceramica a base di carburo di titanio legata con il metallo, e, poi, dal Ceramica del 1998, anno in cui la Casa presenta ufficialmente la ceramica hi-tech  al plasma brevettata, in grado di dare al materiale una lucentezza squisitamente metallica pur in assenza di metallo. Dopo l’eSenza, il primo orologio Rado senza corona, sorprende il rivoluzionario V10K (2002), costruito in diamante hi-tech, duro e resistente come un autentico diamante (10.000 Vickers). Venendo, dunque, ai successi più recenti, vanno citati: il True Thinline (5 mm di spessore) dalla cassa ultrasottile in ceramica hi-tech (2011), l’HyperChrome (2012), sportivo e raffinato, basato sulla tecnologia strutturale del True Thinline, ma senza “nucleo” in acciaio precedentemente inevitabile a favore di un’elegante soluzione monoblocco; l’eSenza Touch (2013), interpretazione di Rado della tecnologia tattile e senza corona; l’HyperChrome Dual Timer (2014), un orologio da viaggio con funzione di cambio del fuso orario tattile; lancio della ceramica high-tech color cioccolato (2015). 

2011: Rado True Thinline, in ceramica hi-tech ultrasottile (soli 5 mm di spessore).
2012: Rado HyperChrome, prima cassa monoblocco in ceramica ottenuta attraverso un sofisticato processo di stampaggio a iniezione, una rivoluzione tecnologica.
2013: Rado eSenza Touch, primo orologio in ceramica, senza corona e con tecnologia tattile.
2014: Rado HyperChrome Dual Timer (2014), un orologio da viaggio con funzione di cambio del fuso orario tattile, in ceramica grigia.

Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia

ARTICOLI CORRELATI